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Pensi che indubbiamente ci deve essere qualcosa di meglio della tua Moretti. È ghiacciata, d’accordo, è leggera, va bene. Ma è sempre uguale. Troppo sempre uguale. Allora pensi che dipenda dalla birra ma non trovi una birra industriale che una sola volta ti da delle sensazioni diverse. O meglio, alle volte capita, ma sono sempre sensazioni peggiorative, mai il contrario.

Ricordi che hai studiato agraria, sai cos’è il malto d’orzo il luppolo ed anche il lievito. Al corso di industrie agrarie si studiano i processi di lavorazione e c’era anche una parte sulla birra. Poco approfondita, ma c’era. Allora riapri il testo e te la vai a rileggere. Fai qualche ricerca sul web, banche dati articoli di riviste; e compri dei libri su Amazon. Ma la ricerca, pensi, finisce lì.

Una sera, come tante, chiami Frank e ci parli del più e del meno fino a quando lui ti dice: “questo sabato imbottigliamo con Simone la nostra seconda birra fatta in casa: la Serendipity”.

Pensi che è uno strano nome per una birra, e pensi che tipo di sapore potrebbe avere. E non ti viene in mente nulla. Allora chiedi: “Posso venire anche io?”

Da lì inizia la tua esperienza con l’homebrewing. Un’esperienza un po’ alchimistica e un po’ goliardica. Fatta di risate, tante; birre difettate, parecchie; e buone birre che da casi sporadici stanno diventando sempre di più. Ora sei un po’ più strutturato rispetto a quando hai iniziato, hai fatto corsi che ti hanno lasciato qualche conoscenza in più.

Così la curiosità è aumentata anche grazie a Stefano che partecipa stabilmente alle cotte e alla sua costruttiva entropia. Anche se gli incidenti di produzione sono all’ordine del giorno ti piace incontrarti con gli altri nel garage di casa tua il sabato o la domenica per vedere se riesci a fare una Saison, una Belgian Blond Ale un’American Wheat o …

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