È da un po’ di anni ormai che non capito più in Scozia, terra a cui sono particolarmente legato (insieme all’Irlanda). L’ho girata parecchio negli anni passati: in macchina, a piedi, in tenda, in ostello. Mi sono innamorato della difficile Glasgow, non mi è piaciuta granché Edimburgo; ho lasciato metà del mio cuore in un piccolo hotel nel cuore delle Highlands e l’altra metà in un piccolo ostello sulle isole Ebridi Esterne. Insomma, a tratti mi manca parecchio.

Ecco allora che qualche tempo fa mi sono messo a cercare in rete un libro che  raccontasse di quei luoghi, magari con un occhio di riguardo per le loro birre. Come sempre, Amazon non mi ha deluso:  The Tea Leaf Paradox: Discovering Beer in the Land of Whisky di Robert Middleton sembrava proprio il titolo che stavo cercando. Ad un prezzo così basso (ca. 10€) non potevo che ordinarlo (gratis e con un click).

Il libro racconta la storia (vera) di Robert, non più giovanissimo semi fricchettone che un giorno decide di partire con i suoi amici Brian (il suo furgoncino) e Homer (un navigatore satellitare un po’ datato) con l’obiettivo di visitare quanti più birrifici possibile nella terra di Scozia.

La scrittura è semplice (ma proprio semplice, poco più di un diario), l’impaginazione ridicola; la suddivisione in microparagrafi fa quasi tenerezza ma alla fine agevola la lettura a singhiozzo, in quei periodi in cui si ha poco tempo per leggere e si crolla sul letto la sera dopo aver guardato (non letto) sì e non due pagine. Devo dire comunque che l’ho letto con piacere. Non aspettatevi di trovare grandi approfondimenti sulla birra o sulle strumentazioni dei birrifici: la narrazione rimane sempre sul livello di un racconto semi spiritoso e autoironico. Poco più di un diario, come già detto.

Un libro autoprodotto e stampato con il servizio di Amazon, piacevole e consigliato per chi ha nostalgia della Scozia e ha voglia di rifarsi un giro virtuale dei luoghi che conserva nella memoria. Niente di più, per carità, ma Homer e Brian un po’ mi mancano già.

P.S. Il libro, per ovvie ragioni, è edito solo in inglese.

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