SHARE

Il 2015 verrà sicuramente ricordato come l’anno delle acquisizioni per quanto riguarda i birrifici: ABInbev che acquista SABMiller e una molteplicità di piccoli birrifici artigianali in giro per il mondo che vengono acquistati da ABInBev (non ancora in Italia, ma c’è chi dice sia solo una questione di tempo).

Molti (i più) gridano allo scandalo, temendo che la motivazione dietro a questa campagna acquisti sia la volontà, da parte delle grandi multinazionali, di annientare il movimento craft. Altri, invece, trovano questa motivazione semplicemente assurda. Il mercato delle birre industriali è in costante calo, quello delle birre craft invece in costante crescita: perché i gruppi industriali dovrebbero acquistare e poi chiudere i piccoli birrifici perdendo quote di mercato?

È ancora troppo presto, forse, per farsi un’opinione netta e decisa. Almeno lo è per me. Trovo però interessante segnalare un paio di articoli con punti di vista diametralmente opposti sulla questione, usciti negli ultimi giorni.

Da una lato, un post uscito sul blog del birrificio scozzese Brewdog che sostiene la prima tesi: le acquisizioni dei piccoli da parte dei grandi gruppi industriali rovineranno per sempre le birre craft e vanno fermati. Tant’è che il birrificio scozzese, ogni volta che arriva l’annuncio di una nuova acquisizione, smette di distribuire le birre in questione nei propri locali comunicandolo immediatamente ai quattro venti.

Dall’altro, è interessante anche questo post sul blog di Mark Dredge (autore, tra gli altri, del bel libro Craft Beer World), che ha lavorato diversi anni per il birrificio Camden Town, recentemente acquistato da ABInbev. Forte di un legame emozionale con il birrificio, Mark Dredge propone una analisi diametralmente opposta rispetto a quella di Brewdog: sostiene infatti la seconda tesi, affermando che le acquisizioni in certi casi possono essere un bene per i piccoli birrifici perché portano soldi per investire ed espandersi.

Continueremo a seguire la questione con grande interesse.

.

Mark Dredge @ Camden Town Brewery
Mark Dredge @ Camden Town Brewery

.

James Watt Brewdog
James Watt di Brewdog

SHARE
Previous articleWater / Recensione
Next articleThe best of Brewing Bad (secondo noi)

Appassionato di birra e di pub da sempre (in particolare quelli di impronta irlandese), dal 2012 mi sono lanciato nel mondo dell’homebrewing. Ho iniziato con i ragazzi di Brewing Bad con impianto a tre tini, ora produco in casa con un piccolo impianto BIAB elettrico da 10 litri. Nel 2014 ho frequentato il corso da degustatore presso l’Associazione Degustatori di Birra (oggi UDB). Dal 2015 sono docente nei corsi organizzati da Fermento Birra. Scrivo di homebrewing su Fermento Birra Magazine e curo la rubrica “Il Fermentatore nell’Armadio” su Cronache di Birra. Da Luglio 2017 sono ufficialmente giudice BJCP.

2 COMMENTS

  1. Non mi sembra che Brewdog sia immune dalla logica del profitto: anche se il loro programma di Equity for Punks e’ ancora basato sul crowfunding, la valutazione che danno di se’ stessi e’ allineata ai multipli di mercato (rispetto a fatturato, margini e tassi di crescita piu’ o meno attesi) si una societa’ in forte crescita. Ovviamente temono l’arrivo dei colossi.

  2. Francamente a noi cosa importa? Continueremo a produrre birre nei nostri scantinati e a berle e non correremo mai il rischio che qualche multinazionale venga a comprarci. 😉

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here