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In attesa di nuovi esperimenti nel mondo delle birre acide, ho deciso di aprire un nuovo post per raccogliere gli assaggi del mio primo sour blend. Non mi dilungherò troppo sulle analisi organolettiche, cercherò invece di evidenziare le principali caratteristiche della birra per tracciarne l’evoluzione. Per chi non avesse seguito il lungo iter di produzione, riassumo brevemente la storia delle due birre che hanno creato questo blend:

  • settembre 2014 – produzione del primo batch (link)
  • aprile 2015 – produzione del secondo batch
  • assaggi del primo batch (link)
  • luglio 2016 – blending e imbottigliamento (link)

Veniamo ora agli assaggi.

20 SETTEMBRE 2016 (2 mesi in bottiglia)

Ieri mi sono deciso a stappare una seconda bottiglia, per vedere come sta procedendo la maturazione (il primo assaggio non l’ho documentato sul blog, era ancora troppo presto).

puzzetta-sour-ale-2-mesi

 ASPETTO  Bel colore dorato intenso, si presenta leggermente velata. La schiuma è scarsa e svanisce in pochi secondi.

 AROMA  Arriva subito al naso una nota decisa di pompelmo/limone. Piuttosto intensa, persistente e piacevole direi. In sottofondo leggeri sentori di muffa e cantina, non troppo invadenti. Poca complessità, ma una buona pulizia. Non si percepiscono derive acetiche né aromi di plastica o medicinale (spesso derivanti da eccessiva produzione di fenoli da parte dei lieviti brettanomyces).

 GUSTO  Acidità intensa ma non spiacevole. Rotonda, morbida, ricorda molto un succo di pompelmo. Leggermente funky in sottofondo, su tutto prevalgono le note agrumate del pompelmo. Sfumature acetiche leggerissime, per nulla fastidiose, complementano l’acidità lattica. Curioso il retrogusto che ricorda molto dei biscotti dolci. Mi ha fatto venire in mente un commento di Mike Tonsmeire sul suo blog (The Mad Fermentationist) in cui dice qualcosa di simile (link). Non è comunque spiacevole e con il tempo dovrebbe sparire.

I often get a “wheaty” or “cereal” after taste soon after bottling a sour beer, but haven’t had it from a fermentor

 MOUTHFEEL  Il problema più evidente è la scarsa carbonazione, quasi nulla direi. A questo punto mi aspettavo un minimo di bollicine visto che, oltre allo zucchero, ho aggiunto anche lievito in fase di imbottigliamento. Non mi sembra di percepire dolcezza residua, ma non ne sono sicuro. Difficile che lo zucchero sia stato consumato dai pediococchi (che non producono C02): lavorano molto lentamente, non credo che in soli due mesi possano aver mangiato tutto lo zucchero. Può darsi che il lievito aggiunto abbia trovato un ambiente troppo acido e stia lavorando molto a rilento. L’unica cosa da fare è aspettare. A ogni modo, anche se piatta, la birra risulta piacevole al palato.

 IMPRESSIONI GENERALI  Una birra acida molto semplice. Manca la complessità organolettica di un lambic (soprattutto la componente legnosa della botte) ma nel complesso è pulita e piacevole e, soprattutto, senza difetti evidenti. Sono soddisfatto, non resta che vedere come evolve.

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Appassionato di birra e di pub da sempre (in particolare quelli di impronta irlandese), dal 2012 mi sono lanciato nel mondo dell'homebrewing. Ho iniziato con i ragazzi di Brewing Bad con impianto a tre tini, ora produco in casa con un piccolo impianto BIAB elettrico da 10 litri. Nel 2014 ho frequentato il corso da degustatore presso l'Associazione Degustatori di Birra (oggi UDB). Dal 2015 sono docente nei corsi organizzati da Fermento Birra. Scrivo di homebrewing su Fermento Birra Magazine e curo la rubrica "Il Fermentatore nell'Armadio" su Cronache di Birra.

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