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Ultimamente stanno nascendo molti blog in italiano dedicati all’homebrewing. Alcuni (pochi, a dire la verità) li leggo con piacere, mentre altri mi danno spesso ai nervi e li seguo solo per dovere di cronaca.

Premettendo che ognuno è assolutamente libero di fare quello che gli pare e di comunicare come meglio crede, specialmente sul web, mi sono chiesto quali fossero secondo me i fattori chiave di successo per un blog di questo tipo. Parliamo di birre fatte in casa, ovviamente, argomento su cui Brewing Bad si è focalizzato fin dagli esordi.

Molto è cambiato dai primi post e molto ho imparato in questi cinque anni di attività del blog. Siamo ormai al quinto anniversario (il primo post risale al 19 ottobre 2012) e i post pubblicati sono arrivati a circa 350. Ho pensato che forse qualcosa da dire ce l’ho: stavolta non sulla birra, ma sull’attività di blogging in se’ (termine che non amo particolarmente, ma non saprei come altro definirla). Qualche consiglio che potrebbe tornare utile a chi sta iniziando a muoversi in questo bellissimo mondo. Almeno per cercare di non finire nel calderone dei blogger che tanto schifa il buon Kuaska, per dire.

La butto lì, ma la discussione, come al solito, è apertissima.

 Leggere, cercare, essere curiosi su ciò che fanno gli altri  Questa secondo me è la regola numero uno, la più importante su tutte: non possiamo pretendere che le persone ci seguano se a noi per primi non interessa nulla di ciò che fanno gli altri. Questa curiosità e apertura verso il prossimo sono importanti per mantenersi aggiornati e trovare sempre spunti nuovi su cui riflettere e scrivere. Ma oltre a questo va considerato anche un aspetto comportamentale e sociale: non si può scrivere senza trasmettere curiosità e attenzione verso il prossimo, altrimenti si finisce per vivere esclusivamente nel proprio mondo e questo traspare da quello che raccontiamo. E i nostri lettori finiscono ben presto per stranirsi lasciandoci soli nel nostro mondo incantato.

 Evitare di essere autoreferenziali  Questo aspetto è una diretta conseguenza di quanto scritto al punto precedente, ma non si risolve necessariamente leggendo e curiosando in giro. Quando si propongono le proprie esperienze al mondo, è importante cercare di costruire una cornice credibile al contorno. Confrontare le proprie birre solo con le proprie birre non è costruttivo né per noi stessi, né per gli altri, e alla fine stanca. L’autocitazione è accettabile, e utile, se applicata ogni tanto, ma se in ogni post prendiamo come riferimento sempre e solo noi stessi, l’intero blog diventa una camera stagna impermeabile al mondo esterno. Questo ci impedisce di crescere come persone, anzitutto, ma anche come esperti della materia.

 Essere il più possibile obiettivi  Qui mi riferisco più specificatamente al mondo della produzione casalinga di birra. La recensione delle proprie birre è, secondo me, una parte molto importante di un qualsiasi blog che tratti di homebrewing. Potrebbe al limite costituire l’intero contenuto del blog, anche se è questo è un taglio che a me personalmente non stimola più di tanto. Ma ci potrebbe stare. Tutto dipende però da come si propongono i contenuti. Se una birra ci riesce particolarmente bene è normale che l’entusiasmo salga, ma prima di raccontarla sul blog sarebbe meglio fare un bagno di umiltà: assaggiarla più volte, cercare pareri di amici e parenti, pensare e ripensare a quello che va e a quello che non va. Raramente una birra esce fuori perfetta, è una proprietà intrinseca della statistica. Può capitare, ma un aspetto da migliorare esiste sempre. Molto più raramente (direi quasi mai) due o tre birre di seguito escono fuori perfette, quindi cerchiamo di essere obiettivi. Prima di scrivere, chiediamo parere su quello che abbiamo prodotto. Ci sono tanti modi per raccontare le proprie creazioni, ma personalmente alla terza birra che viene autodefinita fantastica, da lacrime, sublime, perfetta, inizio prima di tutto ad annoiarmi (si impara molto di più dagli sbagli, propri e altrui) ma soprattutto inizio a dubitare della obiettività di chi scrive. Questo secondo me è un aspetto molto importante che definisce la percezione che gli altri hanno di noi. E questo è un aspetto chiave per chi gestisce un blog.

 Evitare di pensare subito ai soldi  Lo so, è normale: tutti noi non vediamo l’ora di tirare fuori dei soldi dal nostro blog. Guardiamo tutti con invidia la Ferragni che da un piccolo blog ha creato un impero multimilionario. Ma di blog, in genere, o almeno nella maggior parte dei casi, non si campa. Quello che può accadere, e a volte è accaduto infatti, è che l’attività del blog, se ben costruita, diventi una regia virtuale da cui nasce altro. Ma il primo obiettivo di questa vetrina online è quello di costruirsi credibilità mentre strada facendo si impara. Se non c’è apprendimento continuo in primis, e se non si costruisce valore da questo iter di apprendimento, il blog non serve a nulla. I banner di Google funzionano decentemente solo se si hanno decine di migliaia di visualizzazioni, nel momento in cui il bilanciamento tra rompimento di coglioni per chi legge e flusso di cassa generato dalla pubblicità diventa sostenibile. Altrimenti, il risultato è che per ogni centesimo che intaschiamo perdiamo 10 lettori, e questi centesimi diventano sempre più rari fino a scomparire del tutto. Sono accettabili, almeno a mio parere, i programmi di affiliazione, ma devono essere ben gestiti: se proponiamo materiale coerente e utile per chi legge, selezionato con una attenta ricerca, allora può aver senso. Ma parliamo di poca roba, nulla di eclatante. Detto ciò, non mi sento in grado di consigliare una strategia precisa per monetizzare il blog (sarebbe anche off topic), ma mi sento di dire che prima di pensare ai soldi, è indispensabile avere due cose: contenuti e credibilità.

 Produrre contenuti di valore  Questo dovrebbe essere scontato, ma purtroppo nella maggior parte dei casi non è così. Capiamoci: non è pensabile che ogni singolo post affronti un tema  innovativo mai trattato da nessuno prima. Ogni post, seppur traendo spunto da contenuti già trattati da altri, dovrebbe avere un approccio personale, qualcosa che viene dalla nostra esperienza. Non c’è nulla di male a raccontare di nuovo come si produce la birra, ma farlo semplicemente ripercorrendo pedissequamente tutte le fasi della produzione è invece assolutamente inutile: esistono già centinaia di siti e decine di libri che lo hanno fatto, nella maggior parte dei casi molto meglio di noi. Si può aggiungere valore in tanti modi: con un nostro punto di vista o un consiglio pratico che viene dalla nostra esperienza; armonizzando informazioni trovate sul web da fonti diverse, articolandole in un discorso strutturato; traducendo dei contenuti in inglese (qui si porta meno valore, ma in molti ve ne saranno grati). In ogni caso, è importante avere un punto di vista, un’opinione, uno spunto. In estrema sintesi: è bene avere qualcosa da dire, altrimenti è meglio stare zitti.

 Saper scrivere in italiano  Non tutti abbiamo le medesime abilità nella scrittura: c’è chi ha una formazione classica alle spalle, o ha letto molto, o semplicemente è portato e scrivere gli viene naturale. C’è invece chi ha una scrittura basica, semplice, non sempre chiara e ogni tanto traballa con qualche errore di ortografia. Va bene in entrambi i casi, purché si presti la giusta attenzione alla forma. Non dobbiamo necessariamente essere degli scrittori per poter esprimere delle opinioni o raccontare le nostre esperienze in un blog. Spesso i contenuti vanno oltre la forma, purché quest’ultima non sia estremamente grossolana e confusa. L’importante è impegnarsi: per fortuna abbiamo a nostra disposizione numerosi strumenti automatici (tra cui il correttore ortografico) che ci aiutano nella scrittura. Usiamoli. Una cosa che davvero non sopporto è vedere contenuti buttati lì a casaccio pieni di refusi, doppi spazi, accenti arbitrari, articolazione sintattica nebulosa e confusa. Con un piccolo sforzo e un po’ di pazienza i doppi spazi si eliminano, gli errori ortografici si correggono, la sintassi si migliora. Basta poco, davvero. Se per primi non date valore ai vostri contenuti, dedicando loro la giusta attenzione, non saranno certo gli altri a spenderci sopra del tempo. Leggere, rileggere e leggere ancora. Qualcosa sfuggirà lo stesso, ma per fortuna sul web si può correggere l’accento sbagliato anche mesi dopo. E questa è un bel vantaggio rispetto al cartaceo. Sfruttiamolo.

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Appassionato di birra e di pub da sempre (in particolare quelli di impronta irlandese), dal 2012 mi sono lanciato nel mondo dell’homebrewing. Ho iniziato con i ragazzi di Brewing Bad con impianto a tre tini, ora produco in casa con un piccolo impianto BIAB elettrico da 10 litri. Nel 2014 ho frequentato il corso da degustatore presso l’Associazione Degustatori di Birra (oggi UDB). Dal 2015 sono docente nei corsi organizzati da Fermento Birra. Scrivo di homebrewing su Fermento Birra Magazine e curo la rubrica “Il Fermentatore nell’Armadio” su Cronache di Birra. Da Luglio 2017 sono ufficialmente giudice BJCP.

5 COMMENTS

  1. Anche il cuore e l’anima sono importanti…non solo i contenuti.
    Io nutro un profondo amore per il nostro hobby.
    Ma vedo sempre più gente che invece pensa solo a come “far soldi” con questo nostro (stupendo) hobby.
    E questo A ME non piace.
    La fine in genere di queste persone, anche il loro fine in fondo in fondo e in genere uno…passare a pro.
    Beh io gli auguro con tutto il cuore di riuscirci…..anche in fretta, anzi il più in fretta possibile, in modo da lasciare questo mondo a chi pro non è e non vuole esserlo….ovvero a quello che siamo NOI, semplici HB, con una Passione, con un Amore per questo hobby che in vendita non è!
    Poi invece che rincorrere i “contatti” rincorreranno i clienti…..ahahahah

  2. Bravo Frankino, bell’articolo.

    Spero che il mio sito sia tra quelli “buoni” e non tra i cattivi ahahaha. Ai soldi sicuramente non penso… anzi… ci penso eccome, ho pagato 40 euro di tasca mia per il dominio proprio un paio di giorni fa ahaha.

    Io l’ho preso come passatempo, non mi do scadenze per aggiornarlo e per questo non ha senso mettere banner o cercare di rientrare dei costi, semplicemente pago un tot all’anno per divertirmi a scrivere qualcosa che può essere utile, oltre che a me, anche ad altri. Il guadagno è la stima di chi ai festival ti ferma e si complimenta, o bere birre di amici che hanno preso spunto da ciò che ho scritto, ciò mi basta e avanza.

    Per quanto riguarda il “evitare di essere autoreferenziati”… sul mio sito sono più le citazioni e link al tuo blog che a tutti gli altri ahahah… sai che ti stimo e che sei uno dei miei punti di riferimento.

    Quello che ci tengo a ribadire è il tuo concetto “produrre contenuti di valore”. In Italia ormai i tempi sono maturi per passare oltre ai concetti base… se fino a qualche anno fa eravamo “indietro” rispetto alle realtà americane o di altri paesi che già da anni praticano homebrewing, ora siamo ormai al loro livello.

    Mi spiego meglio… proprio ieri ero nelle Marche e, assieme al gruppo degli homebrewer di quella zona (tra l’altro gran belle persone, una giornata magnifica), riguardavamo le classifiche delle varie tappe del campionato MOBI… quest’anno per andare in finale spesso serve spesso un 39 o poco meno (al Villaggio sono rimasto fuori con un 38), fino a 1 o 2 anni fa vincevi certe tappe con 36.
    In più, ovviamente, abbiamo assaggiato le nostre birre e devo dire che ci sono homebrewer di quella zona che hanno iniziato a brassare da un anno o meno e fanno birre veramente importanti.

    Questo ci porta a capire che ormai ci sono materie prime, attrezzature e informazioni alla portata di tutti e molto migliori di qualche anno fa (le mie birre dopo 1 anno di homebrewing in All-Grain non erano assolutamente di quella qualità). Quindi non ha senso fossilizzarsi sui concetti base, scrivendo cose già trite e ritrite, quali step di ammostamento che non si usano più da 20 anni o altre cose del genere (bello conoscerle, ma inutile ripeterle 100 volte quando già stanno scritte sul libro di Bertinotti e su centomila siti).

    Dovremmo iniziare ad andare oltre, cercando di comporre articoli interessanti e innovativi, io nel mio piccolo ci provo, tu Frank non ne parliamo, sei il capostipite di questo e lo facevi in tempi non sospetti.

    • Grazie come sempre per gli utili commenti, Davide. Ho visto le foto del raduno di hb marchigiani e vi ho invidiato tanto!

      • Ehhhhhhh dovevi esserci, ti avrei abbracciato e baciato per tutte le 6 ore che sono rimasto prima di ripartire… ripensandoci forse hai fatto bene a non venire ahahaha
        No, seriamente… sono dei ragazzi splendidi e ho notato con piacere che sono malati per il bretta, proprio come me ahahaha
        Ce la faremo a beccarci prima o poi Francè… abbi fede.

  3. Sti caz….con 40 € mi ci esce un sacco di maris otter e ci avanza pure qualcosa! 😮
    Mio intervento comunque era figlio di una cosa che avevo da poco letto, sul blog di un hb, che mi ha messo un’ansia addosso….a me!
    Articoli su articoli, notti insonni, domini da pagare, tecnici per migliorare blog da pagare, video e altro…pagare, pagare e pagare…con la speranza di tirarci su “qualcosina” prima o poi, ma che roba è?
    Io ripeto, IO non capisco….giuro che leggendo mi e salita un ansia che…ma vero vero e anche tanta eh.
    Hb messo totalmente da parte per questo!
    Ma perché?
    Questo e un lavoro…la passione va totalmente a farsi fottere.
    Poi il discorso e semplice sia ben chiaro, IO non lo capisco, il che non vuol dire nulla….sono IO che son fatto così.
    Sarò un tirannosauro destinato all’estinzione, che vi devo dire…a me va bene così.
    Voi in ogni caso ovviamente fate come vi pare…ci mancherebbe.
    Io so che ho ricevuto un (grande) dono gratuito da chi era un hb prima di me, e cerco solo di renderlo nella stessa maniera ad altri, nel mio piccolissimo senza nulla chiedere.

    Detto questo….Shock le Marche sono la mia seconda terra li ho gran parte del mio cuore, se parli di alcuni del BAM beh….3 o 4 hb li conosco bene, ci ho bevuto e mangiato insieme diverse volte…sono dei grandi.
    Solo una cosa per chiudere su tuo discorso concorsi “adesso” vs “una volta”…i voti sulle birre non sono sempre uniformi, ogni giudice ha un suo metro di giudizio.
    Io che giudice non sono non darei mai un 50 o 49 solo per fare un esempio…se domani ne bevo una più buona che faccio?
    Gli do 51 o 52? 🙂
    Alcuni hanno un metro più severo e altri no.
    Dunque il fatto che voti siano più alti in alcuni concorsi in se in fondo non significa nulla.
    Certo ora c’è più scelta in tutto, materie prime e tecnologiche, ci sono molti più hb e dunque birre che partecipano di quando iniziai io, c’è anche più consapevolezza e sapere…su quello sono d’accordo.
    Ma per valutazioni non si può assolutamente fare un paragone, non e il lancio del peso che se fai 20 metri quelli sono…e tutto molto soggettivo insomma.
    Il tutto sempre e solo per ME…come sempre. 😉

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