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La scorsa settimana abbiamo visto come gestire la temperatura di fermentazione con metodi semplici e poco costosi (link). C’è chi va avanti così per sempre senza farsi troppo problemi, seguendo le stagioni e limitando la produzione agli stili che le condizioni ambientali permettono di produrre. Atri homebrewer, invece, preferiscono sentirsi liberi di brassare qualsiasi stile in qualsiasi momento, sfruttando una camera di fermentazione a temperatura controllata.

Questa si può costruire partendo da un contenitore di polistirolo con bottiglie di ghiaccio oppure convertendo un vecchio frigo o congelatore.

Il mio percorso è passato anzitutto per la camera di fermentazione in polistirolo che ho usato per quasi un anno con soddisfazione (link). Con il senno di poi, consiglio di seguire questo approccio solo se si ha poco spazio, perché da un punto di vista economico la convenienza è limitata. Alla fine, tra una migliorìa e l’altra (tutte necessarie per farla funzionare a dovere ed evitare la formazione di muffe all’interno) ho speso quasi un centinaio di euro di materiali. Per lo stesso prezzo è abbastanza facile acquistare un frigo usato, molto più comodo e funzionale. Il vantaggio della camera autocostruita è che si può progettare su misura per il fermentatore, occupando uno spazio estremamente ridotto. Ma un frigo è molto più comodo e non costa molto di più se lo si trova usato.

Camera di fermentazione
La mia camera di fermentazione costruita su misura per il fermentatore

FRIGORIFERO O CONGELATORE?

Questa è una domanda che mi è stata posta tante volte e che mi sono posto anche io al momento dell’acquisto. La risposta non è univoca, ma possiamo fare alcune considerazioni.

Il frigorifero in genere ha l’apertura frontale, mentre i pozzetti congelatore hanno l’apertura dall’alto. È chiaro che l’apertura del frigo facilita di molto il posizionamento del fermentatore preservando la salute della nostra schiena.

Il congelatore raggiunge temperature molto più basse rispetto al frigorifero. Questo è un altro punto a favore del frigo per diverse ragioni:

  1. in caso di malfunzionamento del termostato, il frigo difficilmente congela il mosto. Il congelatore lo rende invece solido in poche ore. Con una birra (o un mosto) congelato ci si fa poco o nulla, molto probabilmente la cotta sarà da buttare
  2. il frigo è dotato di termostato regolabile, il che permette di evitare che la temperatura nella camera di fermentazione scenda troppo (questo aspetto lo vedremo meglio più avanti quando parleremo dell’inerzia). Anche alcuni congelatori sono regolabili, ma le temperature sono regolabili su valori massimi molto più bassi rispetto al frigo
  3. ll congelatore è in grado di freddare il mosto piuttosto velocemente. Anche se potrebbe sembrare una funzionalità utile, questa discesa verticale della temperatura del mosto non rappresenta sempre un vantaggio. Il lievito può soffrire abbassamenti troppo repentini di temperatura, sia in fase di fermentazione (stop della fermentazione) sia in fase di abbattimento (shock del lievito e secrezione di sostanze indesiderate nella birra).

I frigoriferi gestiscono meglio la condensa interna (sono dotati di canale posteriore di drenaggio), i congelatori sono invece progettati per contenere ghiaccio e non condensa acquosa.

Dal mio punto di vista il frigo batte il congelatore su tutti gli aspetti. Ciò non significa che non si possa usare un congelatore come camera di fermentazione. Come evidenziato nei punti precedenti, è sufficiente fare un po’ di attenzione.

Frigorifero

COME SI ASSEMBLA?

Il setup è abbastanza banale, basta collegare la presa del frigo a un termostato tipo STC-1000 (qui una guida per collegarlo) o Inkbird (arriva già montato, basta attaccare la presa del frigo all’uscita per il controllo del freddo). Il frigo assorbe poca potenza, non servono relè. La sonda in genere passa tranquillamente tra la guarnizione dello sportello e quella del corpo del frigo.

Alcuni si ingegnano per bypassare la sonda interna del frigo, ma normalmente non ce n’è bisogno: la maggior parte dei frigoriferi arriva a temperature prossime allo zero quando il termostato interno è impostato alla massima potenza. Vedremo anzi che, spesso, la regolazione del termostato interno ci tornerà utile.

LA MALEDETTA INERZIA TERMICA

Su questo aspetto le scuole di pensiero sono molteplici. C’è per esempio chi sostiene che la camera di fermentazione con la sonda immersa nel mosto possa funzionare solo se la sonda è collegata a un sistema che gestisce l’inerzia (tipo PID). Seppure in principio questa affermazione è vera, nella pratica si può pilotare un sistema che legge la temperatura effettiva del mosto anche con un semplice termostato tipo STC-1000 o InkBird.

Facciamo un esempio.

La temperatura target sull’STC-1000 è impostata a 19°C. La sonda è nel mosto, quindi misura la temperatura effettiva del mosto durante la fermentazione. Nella condizione iniziale di equilibrio anche la temperatura all’interno del frigo è pari a 19°C.

Parte la fermentazione. Il mosto si scalda, sale sopra i 19°C e fa scattare l’STC-1000. Il frigo inizia a raffreddare mentre la temperatura del mosto sale ancora, diciamo fino a 21°C (il raffreddamento di 20 litri di mosto non è istantaneo). Il frigo rimane acceso, la temperatura dell’aria all’interno del frigo continua a scendere. Il mosto inizia piano piano a raffreddarsi grazie alla differenza di temperatura tra l’aria nel frigo e il mosto.

La temperatura dell’aria del frigo è nel frattempo scesa probabilmente intorno ai 10°C. Dopo un po’ di tempo il mosto torna finalmente a 19°C, l’STC-1000 stacca il frigo ma l’aria all’interno del frigo nel frattempo è scesa ormai sotto i 10°C. La notevole differenza tra la temperatura del mosto (19°C) e quella dell’aria all’interno del frigo (sotto i 10°C) fa scendere ulteriormente la temperatura del mosto anche a frigo spento. Sappiamo infatti che maggiore è la differenza tra la temperatura dell’aria del frigo e quella del mosto, maggiore sarà la velocità di raffreddamento del mosto.

La temperatura del mosto scende fino ai 18-17°C, al di sotto della nostra temperatura target impostata sull’STC-1000. Mentre l’aria del frigo si scalda, la temperatura del mosto riprende a salire fino a superare nuovamente i 19°C (il frigo è spento).

A questo punto l’STC-1000 riaccende il frigo facendo ripartire il ciclo.

Dal grafico seguente si evince come la temperatura del mosto subisca l’inerzia termica del sistema facendo oscillare la fermentazione tra i 17°C e i 21°C.

Temperatura camera di fermentazione
I dati in figura sono puramente indicativi (non è il log delle sonde, ma solo una rappresentazione grafica per spiegare il concetto). Chiaramente, maggiore il volume del mosto rispetto a quello dell’aria circostante, minore l’abbassamento della temperatura a frigo spento.

Questa situazione è chiaramente lontano dalle condizioni ideali a cui vorremo condurre la fermentazione. Se posizionassimo la sonda nel frigo anziché nel mosto, avremmo una temperatura dell’aria del frigo più stabile ma il mosto fermenterebbe a una temperatura maggiore, perché la fermentazione genera calore. Quanto calore? I dati sono variabili, si va da un minimo di un paio di gradi a un massimo di cinque. Come immaginate, anche questa condizione è lontana da quella ideale.

Come fare, dunque? Bisogna per forza dotarsi di un controller complesso tipo PID? (che tra l’altro dovrebbe gestire con attenzione anche il compressore del frigo che non può spegnersi e riaccendersi continuamente, pena la rottura).

SONDA IMMERSA NEL MOSTO

In realtà si può giungere a un compromesso e tarare il sistema con un po’ di esperienza. Il primo nostro alleato è il termostato interno del frigo: se limitiamo la discesa della temperatura dell’aria all’interno del frigo, rallentiamo la velocità di raffreddamento del mosto. Prima cosa da fare, quindi: evitare che il frigo diventi troppo freddo. Questo si può fare variando la potenza di raffreddamento dal termostato in dotazione con il frigo. Di quanto? Dipende dal volume del mosto e dalla temperatura esterna, ma con un po’ di prove si arriva presto a un valore stabile.

Pozzetto per misurare la temperatura del mosto
Il mio primo pozzetto. Ora lo posiziono sul coperchio e non di lato, è più comodo.

Se la sonda è posizionata all’interno del mosto con un pozzetto inox (tipo questo), possiamo anche adottare un altro escamotage: avvolgiamo un cavo riscaldante a bassa potenza attorno al fermentatore (tipo questo, bastano 25W per 20 litri) pilotandolo dall’altra uscita dell’STC-1000. È importante che il cavo riscaldante non sia troppo potente, altrimenti si attiva l’inerzia al contrario (il mosto continua a scaldarsi troppo a cavo spento).

Con il sistema sonda nel mosto + cavo riscaldante a bassa potenza avvolto attorno al fermentatore + frigo con potenza limitata mi sono trovato benissimo. Con un po’ di esperienza l’inerzia è gestibile senza particolari sistemi di controllo.

Detto così sembra tutto molto complicato, ma è più semplice di quanto sembra.

Se la sonda è immersa nel mosto, sconsiglio di posizionare il cavo riscaldante sulle pareti del frigo. Il cavo tenderebbe a scaldare troppo l’aria nel frigo prima di generare un sensibile innalzamento di temperatura nel mosto, aumentando l’inerzia termica del sistema (quando si spegne il cavo riscaldante, l’aria nel frigo rimane molto calda per un po’).

SONDA SULLA PARETE ESTERNA DEL FERMENTATORE 

La sonda può essere posizionata anche a contatto con la parete del fermentatore utilizzando dello scotch o un elastico, magari coprendola con un po’ di pluriball o un pezzetto di polistirolo. Non avremo una lettura altrettanto accurata ma l’errore è minore del grado, quindi più che accettabile. In questo caso però non è consigliabile posizionare il cavo riscaldante attorno al fermentatore perché falserebbe la lettura della sonda.

SONDA LIBERA NEL FRIGO

Sconsiglio invece di posizionare la sonda libera nel frigo (o in una bottiglietta d’acqua tenuta sempre nel frigo) durante la fermentazione tumultuosa. Come già detto più volte, la fermentazione libera calore, non sempre della stessa entità (dipende anche dalla tipologia di lievito): leggere la temperatura nel frigo potrebbe essere fuorviante, anche avendo calcolato che il mosto lavora a qualche grado in più (questo delta di temperatura non è sempre costante).

E DOPO LA TUMULTUOSA?

A questo punto la situazione è molto più gestibile. Anzitutto perché una eventuale fluttuazione di qualche grado non ha particolari effetti negativi essendo finita la fermentazione tumultuosa; inoltre non viene generato più calore, quindi la condizione di equilibrio tra aria del frigo e temperatura del mosto si mantiene più facilmente.

Stesso discorso per il periodo di abbattimento: di solito tolgo la sonda dal pozzetto e la posiziono sulla parete del fermentatore, lasciando al massimo della potenza il frigo. A volte la tengo semplicemente libera nel frigo impostando il termostato dell’STC1000 a -3°C, solo per evitare che per sbaglio la temperatura del frigo scenda troppo e il mosto inizi a congelare (ma non capita mai, in genere con il target a -3°C l’STC lascia il frigo sempre acceso).

 

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Appassionato di birra e di pub da sempre (in particolare quelli di impronta irlandese), dal 2012 mi sono lanciato nel mondo dell'homebrewing. Ho iniziato con i ragazzi di Brewing Bad con impianto a tre tini, ora produco in casa con un piccolo impianto BIAB elettrico da 10 litri. Nel 2014 ho frequentato il corso da degustatore presso l'Associazione Degustatori di Birra (oggi UDB). Dal 2015 sono docente nei corsi organizzati da Fermento Birra. Scrivo di homebrewing su Fermento Birra Magazine e curo la rubrica "Il Fermentatore nell'Armadio" su Cronache di Birra. Da Luglio 2017 sono ufficialmente giudice BJCP.

25 COMMENTS

  1. interessante articolo… purtroppo chi non ha avuto ancora esperienze di questo tipo rimarra un po’ confuso ma con un po’ di pratica si arriva a conoscere la propria attrezzatura e quindi a tararsi di conseguenza… ad esempio io lascio la sonda libera nel frigo e tengo la temp più bassa di 2/3 gradi i primi giorni per poi salire verso la temp di fermentazione…e per il cold crash stacco l’inkbird in quanto il mio frigo alla massima potenza raggiunge 1 grado… ormai mi sono tarato bene con le prove… sulla scelta frigo freezer approvo che sia meglio il frigo in tutto e per tutto

    • Sì, concordo che possa sembrare un po’ difficile all’inizio. A me l’idea di tenere la sonda nel frigo non piace, perché i 2/3 gradi di delta sono indicativi, possono essere 5 o anche 2. Preferisco misurare la temperatura effettiva del mosto.

      • sì capisco… io mi baso anche sulla lettura del mosto (termometro adesivo sul fermentatore) per capire se sto facendo bene e fin ora non ho mai avuto problemi… ovviamente conosco i lieviti che uso… quando vado ad usare un lievito nuovo mi devo tarare e capirlo

  2. La soluzione teoricamente ottimale consiste nel misurare direttamente la temperatura del mosto con sonda immersa. Ma se questa pratica è praticamente lo standard in birrificio, lo stesso non può dirsi per le produzioni casalinghe. Il problema principale, come hai già evidenziato utilizzando una descrizione diversa, è legato alle differenti condizioni di scambio termico. In birrificio la soluzione di acqua e glicole scambia calore molto più velocemente rispetto alla condizione casalinga di aria-mosto. In sostanza in birrificio abbiamo uno scambio convettivo liquido-acciaio-liquido mentre in casa gas-plastica-liquido (o gas-acciaio-liquido) nella migliore delle ipotesi. Ora non voglio fare un trattato di fenomeni di trasporto ma i due sistemi differiscono enormente nell’efficienza di scambio termico. Ecco spiegato perchè poi si verificano quelle importanti fluttuazioni che elencavi.
    Alla luce di ciò, io invece consiglio caldamente il posizionamento della sonda libera nell’aria all’interno del frigo, ma soltanto dopo aver realizzato un’adeguata modifica. Sostanzialmente si tratta di trasformare il frigo da statico a ventilato, passando quindi da convezione naturale a convezione forzata, migliorando notevolmente i parametri di scambio termico. Io ho risolto montando una ventola ad elevate prestazioni (che poi è la stessa che utilizzo per gli agitatori) nella parte alta del frigo, posizionata in modo da sparare l’aria verso il basso. A questo punto il “delta” da tenere in considerazione rispetto alla temperatura del mosto è presto detto, cioè circa 2° per fermentazioni normali e circa 3-4° per alte OG, come hai ricordato nell’articolo.
    Coerentemente, adotto questo metodo anche per riscaldare. Sotto la ventola è posizionata una lampada alogena verniciata di nero che viene pilotata dal termostato (0% luce, 100% calore). Il 95% dell’energia assorbita dalla lampada viene convertito in calore, quindi risulta il metodo miglore e più economico per scaldare l’aria, nonchè pratico visto che non c’è la necessità ogni volta di avvolgere la fascia riscaldante al fermentatore. E durante i 5 mesi più caldi la smonto semplicemente svitandola.
    Sconsiglio vivamente di adottare mezze misure come ad esempio il posizionamento della sonda attaccata al fermentatore. In quel caso non abbiamo idea di che temperatura stiamo misurando e di conseguenza non sappiamo come intervenire per effettuare il controllo termico.

  3. Ciao, io ho il frigo collegato all’STC1000 e resistenza da rettilaio da 25w non avvolta al fermenaptatore ma libera nel fondo del frigo. Uso la sonda immersa nel mosto e sinceramente riesco a rimanere nel range minimo dell’STC1000, ovvero + o – 0,3º. Imposto a 19º ed il mosto quando sale la temperatura arriva al massimo 19.3º, il frigo parte a raffreddare, con l’Interzia arriva a 18.7º e la resistenza riporta il tutto a 19º.

  4. Articolo interessante , complimenti.
    “…ma l’aria all’interno del frigo nel frattempo è scesa ormai sotto i 10°C…”, questo può essere limitato agendo sul termostato interno del frigo, impostandolo per esempio a 15°C. In pratica il nostro termostato esterno continua ad alimentare il frigo , perchè la temperatura della sonda immersa , ancora non è a 19°C , ma il raffreddamento all’interno del frigo è spento perchè regolato dal termostato del frigo. C’è sempre un ciclo di inerzia termica , ma più attenuato. Inoltre l’aria esterna al fermentatore è ‘poca’ e senza ulteriore raffreddamento ha scarsa efficacia sulla massa del fermentatore.

  5. Ciao inutile dirti ottimo articolo. Ti volevo chiedere ne pensi degli apparecchi tipo il brewpi https://www.brewpi.com/ o del piu economico dell’stc-1000 plus con doppia sonda ? Sono una valida soluzione secondo te ? Ho modificato il mio stc 1000 ma ancora non ho avuto modo di provarlo in quanto non ho cotte in programma per almeno altri 2 mesi .

    • Ciao Luciano, BrewPi mi ha sempre attirato molto, anche perché il design è molto carino. Purtroppo costa veramente tanto una volta messi insieme tutti i pezzi, quindi ho sempre avuto qualche remora ad acquistarlo. In Italia ti segnalo l’interessante progetto di Davide Arzarello, SmartPid (http://smartpid.com/), più abbordabile e con funzioni simili. Ne ho uno nel cassetto ma per mancanza di tempo non sono ancora riusciti a provarlo. Di questi strumenti apprezzo molto la possibilità di registrare il log di temperatura. Anche la tenuta della temperatura in modalità PID è comoda teoricamente, ma non ho mai verificato quanto sia impegnativo tarare il tutto. Quando proverò SmartPID farò sicuramente una recensione dettagliata. Per ora mi trovo più che bene con il semplice STC (il plus non lo conosco).

      • Buongiorno. In realtà ho posto male la domanda. Volevo intendere il principio di funzionamento del brewpi e stc-1000+ che tengono presente dell’inerzia termica e che dovrebbero gestire meglio la fermentazione. Per chiarezza l’stc-1000+ o stc-1000p è semplicemente un stc-1000 che monta un determinato “componente” che permette la modifica del firmware e di avere delle diverse funzioni, per maggiori info questa è la pagina ufficiale del progetto https://github.com/matsstaff/stc1000p e questo il link del forum dove ho trovato l’argomento in italiano http://www.ilforumdellabirra.net/viewtopic.php?f=54&t=8505&sid=6027b5dff4bcaf0397bb2ae9a185339e e questo il link di chi ha realizzato la camera di fermentazione con la doppia sonda http://www.ilforumdellabirra.net/viewtopic.php?f=51&t=8580. In america vendono tutto una serie di questi dispositivi con doppia sonda addirittura c’è chi vende l’stc-1000 già modificato e montato http://www.blackboxbrew.com/store/ . Ho contatto sia l’ideatore di SmartPID che di BeerLab, per comprare un prodotto italiano, ma entrambi non prevedono un utilizzo di una doppia sonda per gestire la fermentazione. Anche per questo mi chiedevo se questi sistemi a doppia sonda che tengono conto dell’inerzia termica siano validi o meno. Anche perchè vedo in giro tantissimi progetti che riescono a tenere la temperatura di mash con un’errore di +/- 0.5 °C ma poco o nulla per la gestione della fermentazione. Sarà che esagero nel voler tenere la giusta temperatura durante la fermentazione ?

        • SmartPID non ha la doppia sonda ma tiene conto dell’inerzia (non servono necessariamente due sonde per farlo). Trovi meno sistemi per gestire la fermentazione perché l’inerzia è minore rispetto a quella che si genera con il fornello sul fuoco o la resistenza immersa nel mosto durante il mash, quindi nel caso del frigo è più gestibile anche senza sistemi più complicati. Inoltre il frigo ha il compressore che non può accendersi e spegnersi di continuo, pena la rottura. Per ora io mi sono trovato benissimo senza questi sistemi ma solo con STC e frigo, ma presto vorrei provae SmartPID anche solo per curiosità e soprattutto per la possibilità di registrare i valori di fermentazione effettiva.

  6. Ciao, non so se il grafico della temperatura è stato fatto da dati reali o se è solo un esempio, in ogni caso non è certo l’aria all’interno del frigo che causa quelle variazioni di temperatura nella birra.
    Purtroppo fai confusione fra temperatura e calore e ti faccio un esempio: un frigorifero da 200 litri di volume con all’interno un fermentatore da 50 litri pieno di mosto a 19°C. L’aria all’interno del frigo, 150 litri ovvero 0,19 kg (la densità dell’aria è 1,29 kg/m3), è a 10°C. La quantità di calore, Q, che l’aria ha la possibilità di estrarre dal mosto è pari a Q=m Cp DT dove m è la massa dell’aria in kg, Cp è il calore specifico dell’aria (circa 1020 J/kg °C) e DT è la differenza di temperatura fra aria e mosto, 9°C. Q è quindi 1776 J.
    Vediamo il lato del mosto; se a 50 litri di mosto leviamo 1776 J di calore a che temperatura scende? Si usa la stessa formula di prima ma in questo caso la massa è di circa 50 kg, e il calore specifio è crica 4186 (ho approssimato con quello dell’acqua). La temperatura scende quindi di 1776 / (50 x 4186) = 0,008°C.
    Come vedi, i conti non tornano co il grafico he mostri. Piuttosto è molto importante impostare sui regolatori di temperatura tipo STC-1000 il delta di intervento del regolatore. Se il set point è 19°C ma il delta è 1°C, il frigo continua raffreddare fino a che la temperatura non è scesa a 18°.
    Anch’io ho una camera di fermentazioen con STC-1000 e come dice Andrea la regolazione è molto accurata, basta impostare bene il valore di delta del regolatore.

    • Il grafico è assolutamente indicativo, i punti sono stati presi a occhio ma era solo per far capire il concetto (ora lo scrivo sotto la foto, hai fatto bene a farmelo notare). Nel mio frigo però ho notato quel tipo di andamento (grado più, grado meno). Sicuramente se invece di 10 litri di mosto ne avessi 30 (o 50, come nel tuo esempio), l’inerzia sarebbe molto minore. Ma con 10 litri ho notato un calo di almeno un grado (spesso anche due) verso il basso dopo lo stacco del frigo quando il termostato del frigo è impostato a un valore troppo basso e l’aria dentro al frigo diventa molto fredda. Però effettivamente dalle formule che hai citato, anche se i litri di mosto fossero solo 10, l’abbassamento di temperatura non dovrebbe essere significativo (ma a questo punto non mi spiego il calo di temperatura che ho rilevato a frigo spento).

      Comunque grazie per le delucidazioni.

      Alla fine, come dice Andrea, utilizzando un cavo riscaldante della giusta potenza, il frigo e l’STC-1000, riesco comunque a mantenere una temperatura molto stabile durante la fermentazione. Senza cintura di calore ho invece notato che molto spesso la temperatura scende sotto la soglia impostata anche se il frigo si spegne (con il delta sull’STC impostato al minimo).

    • Cmq mi hai dato un ottimo spunto, alla prossima fermentazione mi segno le misure rilevate dalle due sonde così posto un grafico realistico.

    • Daniele così però rischi soltanto di generare ulteriore confusione. La formula che hai scritto è sintatticamente esatta ma bisogna sapere quando è possibile utilizzarla e soprattutto a cosa corrisponde fisicamente. Quello che hai scritto è la derivata rispetto al tempo della potenza termica (se il DT non varia nel tempo, cosa che non accade in questo caso) che corrisponde quindi alla “fotografia” del sistema in un determinato istante. Dopodichè hai erroneamente calcolato tali derivate nell’istante in cui il frigo si spegne e nell’istante in cui il sistema è all’equilibrio. Quindi ci sono ben due errori, uno di forma e uno di utilizzo. L’unica cosa che puoi valutare attraverso quelle formule è l’energia interna del sistema che si conserva nel tempo (a frigo spento). Attraverso questa uguaglianza l’unica cosa che puoi calcolare è la T di equilibrio del sistema.

      U_in=U_fin
      U_in= m1*Cp1*(T1_in-Trif) + m2*Cp2*(T2_in-Trif)
      U_fin= (m1*Cp1+m2*Cp2)*T_fin

      D’altra parte il DT che hai calcolato non ha senso fisico perchè vale soltanto nel momento in cui il frigo si spegne, dopodichè varia nel tempo è non è più 9° ma di meno. Questo errore è figlio del fatto che anche il DT va derivato rispetto al tempo.

      • U_fin= (m1*Cp1+m2*Cp2)*(T_fin-Trif)

        Avevo omesso di scrivere la differenza con la T di riferimento (che è un valore arbitrario ma costante). Ad ogni modo queste sono analisi che richiedono un minimo di conoscenza del trasporto del calore e non si può affrontare la questione scrivendo una formuletta e sbagliando anche ad utilizzarla, tra l’altro. In questo modo si rischia soltanto di confondere ancora più le idee mentre l’obiettivo è quello di ELIMINARE i problemi e non crearne di altri. Salute!

        • Grazie mille del chiarimento Francesco. A me sembrava strano, perché, se è vero che il grafico sopra è fatto a memoria, è anche vero che in tante fermentazioni avevo notato una dinamica ben diversa dalla formula sopra. Ho provato a ragionarci un po’ ma, essendo un ingegnere elettronico (e manco tanto pratico ormai, visto che faccio altro), non sono riuscito a trovare la quadra.

          • L’andamento da te fornito è più o meno giusto. L’unica evenienza remota è che la T dell’aria del frigo superi quella del mosto….ciò può accadere soltanto se la T esterna è molto elevata, ad esempio 40°. In quel caso si, l’aria all’interno del frigo si riscalda sia per la generazione di calore del mosto che per l’ingresso di calore dall’esterno. In tutte le altre situazioni standard, la T dell’aria del frigo è sempre pià bassa di quella del mosto. Questo è l’andamento di massima: https://goo.gl/m2kzYT

          • Scusa i commenti ripetuti…
            Facendo alcune considerazioni si può notare che:
            1) la T media effettiva di fermentazione è un valore medio tra il set point e il differenziale;
            2) lo scarto medio tra la T dell’aria del frigo e quella de mosto è intorno ai 2°
            Tutto ciò vale esclusivamente con la sonda immersa nel mosto e il fermentatore raffreddato ad aria (frigorifero) in convezione forzata. In convezione naturale (frigo non ventilato) la forbice tra le due temperature e un po’ più dilatata e si allungano anche i tempi di commutazione ON/OFF

  7. Ciao, articolo molto interessante! A breve conto di mettere in pratica i tuoi consigli, avendo da poco recuperato un vecchio frigo in cui il fermentatole entra alla perfezione XD
    Avrei da chiederti un chiarimento/consiglio: dove consigli di inserire il pozzetto dentro il fermentatore? Nel commento dell’immagine dici di posizionarlo sul coperchio ora.. Come mai? Quanto deve essere “immersa” la punta del pozzetto affinché la misurazione sia affidabile?
    Ed in modo analogo.. mettendolo invece in orizzontale, quale può essere una buona altezza a cui posizionarla?
    Grazie mille in anticipo! Magari potrebbe starci un post sull’argomento.. con qualche info in più sul pozzetto, guarnizioni, etc.. 😉

    • Secondo me per le dimensioni ridotte dei nostri fermentatori il posizionamento non influisce più di tanto. L’ho spostato sul coperchio per comodità, almeno non devo inserire il pozzetto per riempire il fermentatore di acqua e candeggina quando lo sanitizzo (per tappare il buco sul lato). Cmq io tenderei a posizionarlo lontano dalle pareti, con la sonda che finisce più o meno al centro del mosto (più o meno, non necessariamente al centimetro).

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