Home FAQ Il protein rest è uno step necessario?

Il protein rest è uno step necessario?

2134
4
SHARE

Della serie: i grandi dubbi dell’homebrewer. Per questa domanda non esiste ovviamente una risposta univocamente valida. Sicuramente dipende da diversi fattori. Senza voler entrare nei dettagli (lo abbiamo già fatto in questo post), diciamo che l’obiettivo principale del protein rest è quello di ridurre la complessità delle catene proteiche dei cereali. Può aiutare a rendere la birra più limpida, aumenta (di poco) l’efficienza e rende più fluido lo sparge (anche se per fluidificare lo sparge è più indicato un altro step, quello per ridurre le fibre gommose chiamate b-glucani).

E’ anche vero però che le proteine aiutano la tenuta della schiuma, quindi è meglio in generale non prolungare questo step oltre i 10/15 minuti mantenendosi nel range di temperatura di 50/55 gradi, dove lavora maggiormente uno dei due enzimi proteolitici che non degrada eccessivamente la struttura proteica.

Quindi: lo faccio o non lo faccio?

La scuola di pensiero più popolare è: lo faccio, tanto non costa nulla e male non fa. Diciamo che è vero: se tenuto nel range di temperatura giusto per una decina di minuti, male non fa. E’ anche vero che ormai i malti sono talmente modificati da non richiedere questo step per una ulteriore riduzione delle proteine. Ma è vero pure che a volte può capitare una partita di malti non ben modificata: senza protein rest ne verrebbe fuori una birra molto torbida. A noi non è mai capitato, ma so che alle volte succede.

La mia opinione personale è che non mi va di aggiungere una ventina di minuti alla giornata di cotta per una procedura che sarà superflua nel 99% dei casi. Quel giorno in cui mi capiterà la partita di malto modificata male, mi terrò la birra torbida e amen. A voi la scelta.

SHARE
Previous articleArtist Beer Visions: etichette d’artista per birre immaginarie
Next articleAnchor Brewing: nuova birra ed etichetta ogni natale
Appassionato di birra e di pub da sempre (in particolare quelli di impronta irlandese), dal 2012 mi sono lanciato nel mondo dell'homebrewing. Ho iniziato con i ragazzi di Brewing Bad con impianto a tre tini, ora produco in casa con un piccolo impianto BIAB elettrico da 10 litri. Nel 2014 ho frequentato il corso da degustatore presso l'Associazione Degustatori di Birra (oggi UDB). Dal 2015 sono docente nei corsi organizzati da Fermento Birra. Scrivo di homebrewing su Fermento Birra Magazine e curo la rubrica "Il Fermentatore nell'Armadio" su Cronache di Birra. Da Luglio 2017 sono ufficialmente giudice BJCP.

4 COMMENTS

  1. salve frank non sapendo dove scrivere tra tante domande e risposte gentilmente volevo sapere sul conto conversione con tintura iodio esempio se io devo fare una ricetta birra scura prima o poi capitera di farla amici sostengono che con aiuto gessetto bianco di lavagna penso che si nota la conversione meglio vorrei sapere dettagli come usare il gessetto se voi ne siete a conoscenza di questo requisito o usare il densimetro purtroppo piccioli per il rifrattometro non cene sono e pochi pure
    ciao e grazie
    giuseppe

  2. Ciao Giuseppe, è scritto tutto nel post. Ovviamente sono riportati dei range, ma la scelta dei valori precisi è fortemente dipendente dallo stile che si vuole produrre. Ti consiglio di cercare in rete, anche perché io, non facendo praticamente mai multistep (per le ragioni di cui sopra) non sono sicuramente la persona più adatta a fornirti indicazioni sul tema.

  3. caro frank ti ringrazio delle delucidazioni purtroppo non avendo qualcuno che mi aiuti purtroppo dalle mie parti la birra artigianale e da un po di anni che sta invadendo e mastri birrai non ce ne sono per fortuna che ci sono i forum dove uno comunica e ringrazio gli amici come voi che ci aiutano non e colpa di nessuno se la nostra terra e il salento meta di molti turisti
    ciao
    giuseppe

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here