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Alcuni dicono che ormai sia rimasto ben poco da scrivere sull’homebrewing e che tutti i libri che stanno uscendo ripetono sostanzialmente le stesse cose. Se da un lato è innegabile che l’offerta sia così vasta da generare necessariamente delle ripetizioni tra un libro e l’altro, è anche vero che difficilmente mi è capitato di chiudere un libro senza aver imparato nulla di nuovo.

Questo libro invece mi ha lasciato un po’ perplesso: ripercorre e sistematizza diversi concetti sul tema, ma sinceramente non mi pare aggiunga punti di vista sensazionali o in qualche modo “nuovi”.

Intendiamoci: Porters & Stouts non è un brutto libro. Lo sforzo di ricerca storica è evidente e anche dal punto di vista delle ricette e degli ingredienti è bello carico. Qualche critica potrebbe essere mossa alla parte introduttiva, quella che approfondisce la storia di questi due stili. Mi è sembrata inutilmente condensata e poco fluida: procede a singhiozzo da un evento all’altro senza raccontare una vera e propria storia. Non mi pare evidenzi nulla di nuovo né metta sotto diversa luce eventi già noti. Molte informazioni, parecchie date, ma un filo conduttore a mio avviso debole.

Nel capitolo successivo Foster si lancia in una disanima accurata degli stili che ruotano intorno a stout e porter: sicuramente utile per chi non ha familiarità nella produzione di questo tipo di birre, ma ripetitivo per chi conosce già il BJCP e ha approfondito un minimo la storia e l’origine di stout e porter.

La parte dedicata agli ingredienti in generale è abbastanza approfondita e ben fatta, anche se alcuni passaggi mi hanno lasciato leggermente perplesso (tipo quando afferma che il flaked barley viene usato per rendere più dry il finale di una stout). Si tratta comunque di sottigliezze, per il resto affronta in dettaglio tutti i singoli ingredienti dispensando utili consigli sul loro utilizzo nella produzione di questi stili. Come già detto, non si tratta di informazioni nuove e introvabili, ma per chi è alle prime armi è indubbiamente utile averle condensate tutte in un unico libretto (tra l’altro anche piuttosto economico)

Dopodiché: ricette, ricette e ricette (ce ne sono 60). La nota positiva è che i grani che compongono il grist vengono riportati sia in peso assoluto che in valore percentuale (halleluja!).

Complessivamente lo definirei un libro ben fatto e interessante: utile per chi è alle prime armi, meno per chi ha già qualche anno di cotte di birre scure sulle spalle. Indubbiamente serviva un aggiornamento alla prima edizione datata 1992 (dedicata solo alle porter), quindi ci sta, ma certo non lo definirei un libro dalla strabordante personalità.

In vendita su Amazon.it a 13,40€: Brewing Porters and Stouts: Origins, History, and 60 Recipes for Brewing Them at Home Today

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Appassionato di birra e di pub da sempre (in particolare quelli di impronta irlandese), dal 2012 mi sono lanciato nel mondo dell’homebrewing. Ho iniziato con i ragazzi di Brewing Bad con impianto a tre tini, ora produco in casa con un piccolo impianto BIAB elettrico da 10 litri. Nel 2014 ho frequentato il corso da degustatore presso l’Associazione Degustatori di Birra (oggi UDB). Dal 2015 sono docente nei corsi organizzati da Fermento Birra. Scrivo di homebrewing su Fermento Birra Magazine e curo la rubrica “Il Fermentatore nell’Armadio” su Cronache di Birra. Da Luglio 2017 sono ufficialmente giudice BJCP.

4 COMMENTS

  1. ciao grande ti seguo spesso sul tuo blog, volevo chiederti se poresti consigliarmi un buon libro su questi due stili a tuo avviso completo. grazie mille del tuo aiuto alessandro

    • Questo credo sia il libro più approfondito sul tema ed è comunque ben fatto. Il punto che intendevo sottolineare è che se hai già fatto ricerche, letto altri libri (sia di ricette che di storia dei questi stili) questo libro non dice nulla di nuovo. Ma per chi è agli inizi, va benissimo (e comunque nonce ne sono di migliori). Ti sconsiglio per esempio la monografia sulle stout di Lewis che non dice veramente nulla di interessante per un homebrewer.

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