SHARE

Lo dico subito: ho sempre snobbato l’ossigenazione del mosto con bombola di ossigeno perché mi sembrava una sofisticazione eccessiva. Nella maggior parte dei casi è sufficiente una buona agitata del fermentatore per raggiungere (toricamente) livelli decenti di ossigenazione (lo dice anche la Wyeast)

Poi, a un certo punto, mi sono reso conto che scuotere il fermentatore iniziava a pesarmi un po’ troppo sulla schiena (ahimè, l’età avanza). Allora ho iniziato ad agitare tramite paletta di plastica: prima a mano (che palle!), poi agganciata al trapano. Oltre al problema degli schizzi che finivano a volte anche sul soffitto (ho risolto chiudendo il tappo del fermentatore), il problema maggiore era il mosto che inevitabilmente si insinuava nelle fessure del tappo del fermentatore rendendo più difficile la pulizia a fine fermentazione; inoltre, una buona dose di mosto appiccicoso restava a contatto con l’aria per tutta la fermentazione, il che non mi piaceva affatto (le infezioni sono sempre in agguato).

Insomma, a un certo punto la bombola di ossigeno è diventata una alternativa da valutare. Specialmente quando sono incappato in questa bombola in vendita da Leroy Marlene a un prezzo più che accessibile (10€). Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire quanto l’ossigenazione con bombola abbia davvero senso per chi fa birra in casa.

A cosa serve l’ossigenazione del mosto lo sappiamo più o meno tutti. Questo articolo, lungo ma estremamente interessante, spiega bene come l’ossigeno sia fondamentale per mettere il lievito nelle condizioni di creare nuove cellule con membrane cellulari resistenti e sane. Queste membrane servono per regolare i flussi in entrata e in uscita dalle cellule. Prima di far partire la fermentazione, il lievito si riproduce creando nuove cellule. Se le membrane di queste nuove cellule non sono sufficientemente “in forma”, le cellule di lievito si indeboliscono durante la fermentazione. Cellule indebolite generano diversi problemi: possono diventare intolleranti all’alcol e morire durante la fermentazione, oppure bloccarsi o addirittura produrre off-flavours.

L’articolo spiega bene come l’ossigeno sia essenziale per le cellule di lievito al fine di sintetizzare i lipidi utili alla buona salute delle membrane cellulari. Se questi lipidi fossero disponibili in altre forme, l’ossigenazione non sarebbe necessaria. Da qui la teoria della goccia d’olio di oliva disciolta nel fermentatore, per esempio, che potrebbe essere una fonte alternativa di lipidi (l’efficacia di questo metodo non mi pare sia mai stata pienamente dimostrata). Teoricamente, il lievito potrebbe utilizzare il trub (residui del cold break portati nel fermentatore dal pentolone) come fonte di lipidi per garantire una buona salute delle cellule. Ma chi si fida a lasciare una montagna di “zozzeria” nel fermentatore? In genere non produce off-flavour nei nostri piccoli fermentatori, ma nel dubbio meglio lasciarla nel pentolone.

olio oliva

A questo punto però il dubbio viene spontaneo: se inoculassi un altissimo numero di cellule “sane e in forma”, queste non avrebbero bisogno di riprodursi e quindi non ci sarebbe il rischio di avere in giro cellule con pareti cellulari deboli. Quindi potrei andare in overpitching e non preoccuparmi più dell’ossigenazione. Teoricamente, sì. Ma la domanda è: qual è il pitching rate adatto? Dove lo prendo questo lievito così “fresco e sano”? Troppe variabili e troppi rischi: meglio ossigenare il mosto e dare la possibilità al lievito di riprodursi quanto necessario, creando nuove cellule resistenti e in ottima forma.

Su questo, credo, siamo tutti d’accordo.

Domanda successiva: quanto ossigeno serve? La letteratura ci dice che 8ppm (parti per milione) sono sufficienti per garantire una buona salute del lievito. Sempre secondo la letteratura, questo sarebbe proprio il quantitativo massimo raggiungibile con i metodi classici di areazione quali ad esempio l’agitazione del fermentatore (per circa un minuto).

Quindi teoricamente uno scuotimento del fermentatore per un minuto sarebbe sufficiente. Se questo è vero per mosti a bassa densità (diciamo minori di 1.060), quando la densità aumenta la questione si complica: diminuendo la solubilità dell’ossigeno nel mosto, il tempo di scuotimento si allunga e la mia schiena inizia a chiedere pietà.

Mal di schiena

Per ovviare ai problemi di schiena, tempo fa provai anche la classica pompetta da acquario con pietra porosa. Anche in questo caso non sono rimasto per nulla soddisfatto: cavi, tubicini, filtrini e quella cavolo di pietra porosa in ceramica che è insanitizzabile (no, non si può bollire: dopo un po’ tende a rovinarsi, è pensata per gli acquari). Conservarla nell’alcol diluito in acqua aiuta, ma comunque la soluzione in se’ non mi entusiasmava.

A questo punto, ho deciso di provare la bombola.

Ma quale ossigeno? E quale bombola? Anche qui, dilemma. Ne esistono di due tipi: quello medicale e quello per saldature (forse anche tre tipi se si aggiunge quello usato per gli aviatori in alta quota, ma lo toglierei dalla rosa delle possibili scelte). Il primo non è facile da reperire ed è piuttosto costoso: trattandosi di ossigeno che deve transitare nei polmoni degli esseri umani per lunghi periodi di tempo, la sua produzione è strettamente regolamentata per garantirne la purezza. Quindi ha un costo non indifferente e lo vendono generalmente in farmacia.

Come detto sopra, da Leroy Marlene (ma anche in altri ferramenta o su ebay) vendono un altro tipo di bombole di ossigeno, quello per saldature. Viene utilizzato per sostenere la fiamma delle saldatrici. Non costa molto e può essere reperito facilmente. Altro dubbio amletico: che differenza c’è tra questo e quello medicale? Forse quello per saldature è pericoloso per la salute?

Come sempre, in rete si trova tutto e il contrario di tutto. In genere, l’opinione media è che sarebbe meglio non respirarlo (ma, anche qui, c’è chi sostiene invece che si potrebbe respirare). Nel nostro caso non lo andremo a respirare, il che mi fa sentire già abbastanza tranquillo. Da quello che ho capito (interessante sempre questo link) solitamente i due tipi di ossigeno (medicale e non) vengono prodotti nello stesso modo ma confezionati in diversi tipi di bombole. Quello medicale, avendo a che fare con la salute umana, porta con se’ un alto rischio di denunce nel caso qualcosa andasse storto e quindi le aziende che lo vendono devono munirsi di adeguate assicurazioni e controllare attentamente tutta la filiera oltre che le bombole stesse. Questa sarebbe la ragione per cui l’ossigeno medicale è più costoso. Il problema non sono le contaminazioni da agenti patogeni (nulla di organico riesce a sopravvivere in un ambiente saturato di ossigeno come le bombole) ma altre sostanze chimiche (etilene, acetilene, solventi, idrocarburi) che possono finire nelle bombole ed essere dannosi per la salute se respirati con continuità. Cito una fonte che mi pare affidabile (ma tante altre dicono la stessa cosa) e comunque il dibattito è sempre sui rischi derivanti da una inalazione (in questo caso in ambito subacqueo) e non da un contatto con il mosto.

So, the difference between a modern US “welding” oxygen or “medical” or “respiratory” oxygen cylinder is not the quality of the oxygen gas used to fill the cylinder, but the manner in which the cylinder is filled (and the legal consequences of inappropriate fill procedures) and the FDA labeling requirements.

diving

Insomma, come fare? Ci si può fidare dell’ossigeno per saldature? Come racconta Paul Hanlon in un recente articolo apparso su Zymurgy che ho trovato molto convincente, è la dose a fare il veleno.  Per quante sostanze tossiche possano finire nelle nostre birre fatte in casa (piombo, ottone, materiali plastici) quella presente in concentrazione maggiore sarà probabilmente sempre l’alcol, che è una sostanza tossica per il corpo. Questo non significa che bisogna prendere tutto alla leggera, ma dobbiamo anche pensare che spesso cuciniamo con pentole economiche di dubbia provenienza senza farci troppi problemi, mentre entriamo in completa paranoia sui materiali che usiamo per fare la birra. Per quante sostanze tossiche possano finire nella nostra birra, è difficile/impossibile che siano in una tale concentrazione da far più male dell’alcol (questo ovviamente è vero se si fanno le cose con un minimo di criterio, senza entrare in paranoia).

Nel caso dell’ossigeno per saldature, parliamo di un flusso di un minuto dalla bombola al mosto: cosa potrà mai finire nella birra? Quante eventuali sostanze nocive rimarranno nella birra finita dopo che il lievito si sarà depositato sul fondo? E dopo i travasi? Quante birre dovremo berci per far diventare queste (ipotetiche) sostanze anche lontanamente pericolose? Insomma: lo usano tantissimi homebrewer nel mondo (anche in america) per ossigenare, non c’è mai stato un warning particolare da parte di nessuno. Su Zymurgy si cita spesso l’ossigeno per saldature (welding oxygen) usato per ossigenare il mosto, mi sento di dire che il pericolo è prossimo allo zero.

Quanto usarne? Teoricamente la sovraossigenazione sarebbe pericolosa per la nostra birra. La ragione è semplice: l’ossigeno è un forte ossidante (pensate alla mela che cambia colore e sapore quando il suo interno viene esposto all’aria) e tende con il tempo a rovinare la birra (sapore metallico, cartone). Quindi, teoricamente, se immettiamo nel mosto più ossigeno di quello che il lievito riesce a consumare prima dell’inizio della fermentazione (8/10 ppm), questo surplus potrebbe causare ossidazione e rovinare la birra. La solubilità dei gas dipende dalla temperatura, pressione e densità del liquido in cui vengono disciolti. Alla pressione atmosferica, difficilmente si riesce a dissolvere nel mosto più ossigeno di quello che il lievito consuma. Il surplus semplicemente se ne torna nell’aria. Nei birrifici la sovraossigenazione può essere invece un problema a causa della forte pressione sul fondo dei fermentatori che può mantenere in soluzione una maggiore quantità di ossigeno. Ma in casa mediamente no.

Per questa ragione i birrifici in genere misurano il flusso di ossigeno che immettono nella birra. In casa, a mio avviso, non ce n’è bisogno (anche perché un flussimetro non costa meno di 80€). E’ sufficiente aprire gradualmente la bombola collegata alla pietra inox immersa nel mosto, fermandosi prima che la pressione sia sufficiente a far arrivare le bolle in superficie (altrimenti ossigeniamo l’aria sopra il fermentatore e non il mosto). Conviene anche creare un vortice con una paletta mentre si ossigena: in questo modo l’ossigeno si muove lungo un percorso più lungo dal fondo alla cima del fermentatore, avendo una maggiore possibilità di entrare in soluzione.

Per ora mi sono attestato su un tempo di ossigenazione di 90 secondi. La bombola che uso è quella da 20 litri (fuori c’è scritto un litro, ma credo che l’ossigeno dentro sia compresso e arrivi a 20 litri come è scritto nella descrizione della bombola sul sito della Leroy Marlene). Teoricamente, se avessi azzeccato (a culo) il flusso consigliato anche da Wyeast di 1 litro/min, dovrei aver usato poco più di 1/20 della bombola. Vedremo quanto durerà.

La pietra porosa in inox la faccio bollire 5 minuti prima dell’utilizzo e la conservo per sicurezza in una soluzione di alcol puro e acqua.  Il tubicino lo sanitizzo insieme agli altri attrezzi nel fermentatore.

Materiale necessario (per una spesa totale di circa 50€):

  • Bombola di ossigeno per saldature da 20 litri (Leroy Marlene, 10€)
  • Tubicino di plastica (ho usato quello che avevo della pompa per acquari)
  • Pietra porosa inox (AliExpress, 10€) PS. questo diffusore in inox non funziona con la pompa da acquario (link)
  • Riduttore di pressione (Leroy Marlene, 23€)

Per ora ho usato questo setup una sola volta per una english bitter con OG pari a 1.040, quindi veramente bassa. Sarà un caso, ma la FG è arrivata 1 punto sotto quella prevista (1.008) e la fermentazione con lievito secco S04 sembra essere andata alla grande.

Vi aggiornerò sulle cotte successive, ma intanto posso ritenermi alquanto soddisfatto. La mia schiena intanto ringrazia.

 AGGIORNAMENTO al 20/10/2015  Ho usato lo stesso metodo di ossigenazione per due cotte successive: una English Porter (partita da 1.044 e arrivata a 1.011 come previsto) e una scotch ale (partita da 1.080 e arrivata a 1.023, per ora un punto solo sopra la FG prevista, ma siamo a sole due settimane di fermentazione). La bombola di ossigeno da 20L ancora dura, siamo ora a tre cotte. Continuerò a tenervi aggiornati.

 AGGIORNAMENTO al 07/04/2017  Per quanto riguarda la velocità del flusso di ossigeno, mi sono sempre regolato a occhio, mantenendo il riduttore di pressione a un livello tale da non far schiumare troppo il mosto (altrimenti la maggior parte dell’ossigeno sarebbe finita in aria e non nel mosto). Mantenendo il flusso attivo per un minuto a cotta, sono riuscito a ossigenare 22 cotte con la bombola da 20L di ossigeno: questo significa che il flusso mediamente si è attestato più o meno intorno al classico litro per minuto. Qualche settimana fa, su consiglio di un lettore del blog, mi sono deciso ad acquistare un flussometro (10€ su Amazon, link). Non è uno strumento necessario, ma a questo punto ero curioso di provarlo. Ho penato un po’ per trovare i vari tubi di collegamento a causa delle dimensioni diverse di tutti gli attacchi (quello del riduttore di pressione è diverso da quello del flussometro che a sua volta è diverso da quello della pietra inox che a sua volta ha un attacco diverso dai precedenti due). Alla fine, acquistando un po’ di tubi su amazon (link1, link2) e infilandoli uno dentro l’altro con del teflon insieme ad altri tubi che avevo in casa, sono riuscito a creare il collegamento. Testato sul campo, il flussometro sembra aver funzionato bene. L’unica perplessità risiede nel flusso che ho osservato: mantenendo la pallina sulla tacca di 1 L/min, le bollicine nel mosto mi sembravano più vivaci rispetto a quelle che ho osservato finora. Una volta esaurita la nuova bombola da 20 litri vi saprò dire. Non ho fatto un filmato perché entrambe le mani mi servivano per reggere l’aggeggio in foto e regolare la rondella.

flussimetro O2

SHARE
Previous articleNEWS | Brewing Game: dalla produzione all’assaggio
Next articleNEWS | European Homebrewers Association
Appassionato di birra e di pub da sempre (in particolare quelli di impronta irlandese), dal 2012 mi sono lanciato nel mondo dell'homebrewing. Ho iniziato con i ragazzi di Brewing Bad con impianto a tre tini, ora produco in casa con un piccolo impianto BIAB elettrico da 10 litri. Nel 2014 ho frequentato il corso da degustatore presso l'Associazione Degustatori di Birra (oggi UDB). Dal 2015 sono docente nei corsi organizzati da Fermento Birra. Scrivo di homebrewing su Fermento Birra Magazine e curo la rubrica "Il Fermentatore nell'Armadio" su Cronache di Birra. Da Luglio 2017 sono ufficialmente giudice BJCP.

75 COMMENTS

  1. La differenza la fa la grandezza della cotta, fino a 10-15 litri si può usare anche metodi più “rozzi”, I classici 23 sono un po il limite, oltre è impensabile andare a forza di braccia!

    • La grandezza della cotta e la vecchiaia, :-). Io faccio cotte da 12 litri e mi stanco lo stesso anche con densità molto basse. Poi c’è sempre il problem del mosto che si infila dappertutto nel tappo del fermentatore.

  2. IO ho una bombola per saldatura da 50 litri a 200 atmosfere, che dici, la prossima volta gli do una bella sgasata? 🙂

  3. Ciao, certe volte mi viene il sospetto che il problema dell’ossigenazione del mosto, che come tu scrivi è diffuso soprattutto tra gli homebrewers piuttosto che nei birrifici, sia una questione carboy-driven titpicamente americana. Mi spiego meglio: la pratica di usare i bottiglioni a collo stretto riempiti fin quasi all’orlo, in cui non c’è spazio alcuno per altri fluidi è tipicamente americana; è chiaro che lì l’ossigeno necessario deve essere necessariamente disciolto nel mosto. Tuttavia se penso ai nostri fermentatori che tipicamente sono dei bidoni cilindrici riempiti per 2/3 non posso far a meno di notare che rimane spesso un bel po’ di spazio anche per l’aria, cioè anche per l’ossigeno.
    Problemi: a) è sufficiente ? Logicamente sì se la pratica di scuotere il bidone ha senso (infatti se chiudo il tappo l’ossigeno che posso sciogliere nel mosto è solo quello presente). b) Quando inizia la fermentazione l’aria viene espulsa. E’ vero, ma a quel punto l’utilizzo dell’ossigeno da parte del lievito dovrebbe essere già avvenuto. Magari non serve spaccarsi la schiena né armeggiare con bombolette di gas…

    • Quello che dici è assolutamente corretto. Come scrivo nl post, la Wyeast stessa dice che scuotere il fermentatore è sufficiente nella maggior parte dei casi (a prescindere dalla forma dello stesso). Il punto è con densità più alte inizia a diventare complicato (si deve scuotere parecchio9) e, come scrivo nell’articolo, lo scuotimento (oltre a pesare sulla schiena) fa andare mosto appiccicoso sul coperchio e nelle fessure della guarnizione del fermentatore e a me questo non piace (poi è difficile pulire). Con l’ossigeno è tutto più semplice. Certo, se ne può fare anceh a meno.

  4. Non mi sono spiegato bene. Con la frase finale intendevo suggerire qualcosa in più, anche se non ne sono sicuro al 100%, ovvero: siamo sicuri che serva scuotere il fermentatore ? Il contatto ( e il continuo ricambio) dell’aria presente nel fermentatore con il mosto non potrebbe bastare ?

    • Ah, ho capito. Serve assolutamente: la pressione atmosferica non è sufficiente per far entrare in soluzione la giusta quantità di ossigeno. Serve energia termica (e quindi scuotimento). Altrimenti tutto l’ossigeno se ne va via non appena parte la fermentazione.

  5. Più o meno sì (ora non so se tutte le cellule partono con la fermentazione nello stesso istante). Ma se non hai agitato il fermentatore l’ossigeno rimasto nello spazio libero sopra il mosto viene spinto fuori dalla CO2 prodotta. Agitare (o spalettare) è necessario, non scappi. 🙂

  6. Ciao, ho seguito il vostro consiglio ed ho preso proprio la bombola ed il riduttore impiegati. Volevo chiedere, se posso, due chiarimenti:
    1) é normale che la bombola sia leggerissima quasi da sembrare vuota? Non è che magari si è sgasata nel trasporto?
    2) Il riduttore ha un ugello d’uscita molto fino, troppo per il tubo in silicone da 6mm da collegare alla porosa, voi come avete risolto questo problema?

    Grazie e complimenti per l’ottima trattazione dell’argomento
    Andrea

    • Ciao Andrea! Che la bombola sia leggera è normalissimo: 20 litri di ossigeno pesano molto poco. Per l’augello piccolo abbiamo usato un tubicino più piccolo come raccordo con quello più grande che arriva al diffusore in inox (ce l’avevamo in casa perché era in dotazione con il kit con la pompetta da acquario). Cmq basta che cerchi un qualsiasi tubicino di gomma, non deve avere particolari requisiti. Occhio ad aprirla poco quando ossigeni (si devono vedere appena le bolle in cima al fermentatore) altrimenti ossigeni l’aria e ti finisce in un baleno!

  7. Ciao, ho sentito persone che operano nel settore, mi hanno confermato che l’ossigeno “da saldature” e quello “medicale” è lo stesso, cambiano il procedimento di caricamento della bombola.
    Complimenti per l’articolo.
    Pier Giorgio

    • Grazie per la conferma, è quello che avevo letto e sentito anche io. E comunque, come scrivo nell’articolo, non è che ce lo dobbiamo respirare. Quindi è abbastanza sicuro.

  8. Sarebbe utile operare un lavaggio dell’ossigeno prima di farlo arrivare al mosto. Occorre un gorgogliatore per ossigeno (in vendita in farmacia al costo di 5/6€); questa semplice tecnica evita che minuscole particelle solide finiscano nel mosto. Ottimo blog, veramente ben fatto!

  9. Ciao! Articolo illuminante.
    Una domanda: se non si utilizzasse la pietra inox porosa, e si insufflasse ossigeno dalla bombola al mosto “semplicemente” quali rischi avrei?
    Sprecherei semplicemente O2?

    Grazie

    • Ciao Alessio, rischi nessuno: semplicemente l’ossigeno non riuscirebbe a dissolversi nel mosto perché uscirebbe a bolle troppo grandi. La pietra è necessaria, ahimé.

  10. Frank, ho fatto 3 cotte ossigenando con bombola….a parte la comodità, tu hai avuto modo di apprezzare una qualità migliore della birra? Io qualche profumo in più, ma non è detto che sia dovuto all’ossigenazione tramite bombola.

    • Difficile secondo me notare miglioramenti così specifici. A ogni modo, lo trovo in primo luogo estremamente comodo. Inoltre, tutte le fermentazioni sono arrivare a FG e mi sono sembrate molto ben riuscite.

  11. io ho sempre fatto così:
    Dalla pentola al fermentatore faccio splashare un po. Poi Vado di paletta sanitizzata(quella che forniscono con i kit di fermetatori) e giro vigorosamente per 2 minuti. Mai avuto problemi ma io sono giovane :D.

    • Be’, anche io avevo sempre fatto così: è il metodo classico. 🙂 La differenza probabilmente la fa con le birre ad alta OG, dove la solubilità dell’ossigeno nel liquido cala drasticamente. Comunque anche io all’inizio pensavo di “non aver avuto problemi” su tante birre, ma con l’esperienza ho notato che tante piccole attenzioni fanno la differenza. Il palato si affina con il tempo e si iniziano a notare tante piccole differenze. Buona birra!

  12. si probabilmente con birre ad alta Og è meglio l’ossigeno penso che il metodo classico per le altre vada più che bene comunque acquisterò anche io questo materiale così provo

  13. Ciao Frank, volevo chiedere una info: con il riduttore di leroy merlin va bene il tubicino per la pietra porosa del kit della pompetta da acquario?? Hai mai provato con l’ossigeno puro ad usare la pietra porosa classica da acquario?? Come mai non hai comprato la bombola da 100L di O2 che costa 26€ ma ha 5 volte il contenuto di ossigeno rispetto a quella da 11€??

    • Ciao Lorenzo, dunque: la pietra porosa in inox da 0.5 micron non funziona con la pompa da acquario (non ce la fa a pompare aria, se cerchi nel blog ho fatto anche un post con il video della prova). Credo non vada bene nemmeno quella da 2 micron, mentre mi hanno detto che funziona quella venduta da mr malt (ma costa un sacco e non l’ho provata di persona). Il tubicino dovrebbe andare bene, se non ricordo male il mio viene proprio dal kit della pompa da acquario. Ho comprato la bombola piccola da 20 litri perché teoricamente dovrebbe essere sufficiente un litro di ossigeno per cotta: dato che non ho il flussometro in questo modo quando finisco la bombola riesco a stimare il flusso in base al numero di volte in cui l’ho utilizzata (quella da 100 litri sarebbe finita tra un anno!). Inoltre, la bombola piccola ha meno pressione ed è meno pericolosa da tenere in casa.

      Spero di aver chiarito tutti i tuoi dubbi!

  14. Grazie Frank, volevo sapere se per caso hai provato ad usare la bombola d’ossigeno con la pietra porosa del kit da acquario (io ho quello di brewferm comprato da birramia…)

    Grazie!

  15. Se a qualcuno può interessare, io ho comprato la bombola di ossigeno con riduttore come ha fatto Frank, ma non uso quella in inox ma la classica pietra porosa in dotazione nel kit brewferm acquistabile in vari siti di homebrewing. Il problema è stato trovare il tubo di collegamento adeguato….girando non poco alla fine ho trovato un tubo in silicone con interno da 3mm che va perfetto sia nel portagomma del riduttore che nella pietra porosa, grazie al fatto che questo tipo di tubo è elastico e ha un buon grip….funziona perfettamente!!

  16. Ho lasciato un commento ma non lo trovo, non vorrei pubblicarlo due volte, riguardava l’ossigenazione durante il trasferimento nel fermentatore. Ne avete traccia? Grazie

    • Forse ho capito il problema, avevo inserito due link di Ali Express ed evidentemente il sistema non li digerisce.
      Spiego brevemente la questione senza utilizzare link: oltre alla pietra porosa classica in inox di Ali Express, ne ho comprata una che si avvita su un raccordo a tre vie (sempre su Ali Express), dove su le altre due vie passa il mosto dalla pentola di bollitura (nel mio caso dallo scambiatore) al fermentatore.
      In questo modo, collegando la bombola alla pietra, si riuscirebbe ad ossigenare il mosto durante il suo passaggio verso il fermentatore, con un sistema simile a quello utilizzato nei birrifici, ma molto molto più economico e semplice. Un vantaggio ulteriore ad una più completa ossigenazione consisterebbe nel non dover immergere la pietra nel fermentatore e quindi non sanificare il tubicino.
      L’unico dubbio che mi pongo ringuarda il flusso: il trasferimento di 30 litri di mosto nel fermentatore con uno scambiatore mi occupa almeno 10 minuti, quindi la bombola dovrebbe essere regolata al minimo per evitare una sovraossigenazione e/o spreco di ossigeno. In questo caso temo che un flussimetro sia d’obbligo…
      Che ne pensi?
      Grazie! Leo

      • Ciao Leonardo, credo che ti stai complicando eccessivamente la vita (per non sanitizzare una pietra in inox che si sterilizza tranquillamente lasciandola in acqua a bollire per 5 monuti). In questo caso ti servirebbe un flussimetro, con tutte le complicazioni del caso. Magari puoi regolarti anche a occhio, ma sinceramente mi sembra tutto molto più complicato.

        • Grazie della risposta! Sì, la gestione del flusso è senz’altro un problema. Per quanto riguarda la sanificazione, anche nel mio sistema la pietra andrebbe comunque sanitizzata (soltanto il tubicino non entrerebbe in contatto, ma la pietra chiaramente sì).
          In ogni caso penso che per il momento adotterò il tuo sistema (immersione della pietra+tubicino nel fermentatore). Tu con cosa sanifichi il tubicino? io normalmente uso peracetico senza risciacquo ma ultimamente ho un po’ la paranoia se penso alle goccioline di sanificante che inevitabilmente finiscono nel mosto, con questo sistema. Potrei forse conservare anche il tubicino in alcol puro o bollirlo?
          Grazie!
          Leo

          • Nel tubicino ci passa sempre e solo ossigeno, non credo possa essere colonizzato facilmente da batteri o lieviti. Lo immergo insieme agli altri tubi nella soluzione di acqua e candeggina e poi nel ChemiPro. Ma così, per eccesso di zelo. Secondo me dentro non ci riesce a crescere nulla.

  17. Ciao,
    Per quanto tempo devo ossigenare 50 litri di mosto, usando l’ossigeno puro, per avere un buon livello di ossigenazione?
    Grazie mille,
    Andrea

    • Non saprei dirti di preciso, ma credo che un flusso tra 1 e 2 litri di ossigeno al minuto vada più che bene. Il problema, ovviamente, è che se non hai un flussimetro non puoi misurare questo flusso. Io faccio ad occhi per ora, tenendo fisso il tempo di un minuto e cercando di mantenere il flusso costante a ogni cotta (mi regolo osservando le bolle che arrivano in cima al mosto). Avendo una bombolo da 20 litri di ossigeno, dovrei farci al massimo 20 cotte (sono più o meno a metà). Un pò approssimativo, ma per ora mi pare stia funzionando.

  18. Ciao Francesco una domanda ieri ho preso la bombola di ossigeno ed il riduttore di pressione. Tu quando hai finito di ossigenare sviti poi il riduttore dalla bombola? Perché nelle istruzione c’è scritto così. E la stessa bombola tua con lo stesso riduttore Emoticon wink

  19. Ciao Francesco,
    dalle Faqs del sito della Wyeast leggo che si raggiungono livelli superiori agli 8 ppm consigliati iniettando dell’ossigeno puro nel mosto tramite una pietra porosa (1 min for 12 ppm). Se, come dici nell’articolo, tu avessi azzeccato il flusso consigliato dalla Wyeast di 1 litro/min non è che rischi di ossigenare troppo?
    Oltretutto nelle Faq si parla sempre di un carboy da 5 galloni, quindi 19 litri circa mentre te lavori con litraggi inferiori.
    Tommaso

    • L’argomento è molto controverso, ma in realtà in molti dicono che è praticamente impossibile sovraossigenare in un fermentatore piccolo come quelli che si usano in casa (16/20/30 litri) poiché la pressione del mosto non è sufficiente a mantenere una sufficiente quantità di ossigeno in soluzione. Discorso diverso invece per i birrifici, dove nei troncoconici da decine di ettolitri si raggiungono (sul fondo in particolare) pressioni molto alte.

      A ogni modo l’effetto negativo di una sovraossigenazione è che il lievito non consuma tutto l’ossigeno e questo, se rimane in quantità eccessive, produce effetti ossidativi sul mosto (quindi scurimento, e off-flavours tipo cartone bagnato, sherry, madeira, etc…). Per ora o usato ossigeno puro in 6 cotte non ho riscontrato ossidazioni né al palato né al naso.

  20. Ciao Frank,
    leggendo l’articolo ho deciso di acquistare la bombola e il diffusore. Per la pietra porosa in inox è meglio il modello da 0.5 micron o quello da 2 micron? Cambia l’efficienza del processo?

    • Per l’ossigeno a pressione dalla bombola serve la pietra da 0.5 micron. Altrimenti si formano bolle troppo grandi che tendono a salire in superficie invece di dissolversi nel mosto. Quella da 2 micron si usa solitamente con le pompe da acquario che sparano aria (quelle da 0.5 micron hanno fori troppo piccoli, le pompe ad aria non ce la fanno a pompare l’aria attraverso i piccoli fori).

    • Ciao Roby, ho visto il link: un flussimetro a 10€ messo in vendita da un venditore (terze parti, non amazon) che non ha nemmeno un feedback? Mmh… non mi convince per niente. Ovunque guardi costa dai 60€ in su.

  21. Bel tutorial! Solo una domanda: che diametro ha il portagomma del regolatore di pressione? E’ uno standard da 1/4 di pollice, uguale a quello della pietra?

    • Non so il diametro preciso, ma è veramente piccolissimo. Più piccolo di quello del portagomma del diffusore inox.

  22. Frank, mi chiedevo: se il portagomma del riduttore è piccolissimo, come lo hai connesso a quello della pietra?
    Hai usato solo i classici tubi cristal?

    • Avevo in casa i tubicini che erano in dotazione con la pompa per areare con aria e sono andati bene. Mi hanno detto che se compri una maschera per l’ossigeno in farmacia ti danno anche i tubicini adatti per pochi euro.

  23. Sono strasicuro e convintissimo che questo sistema funzioni alla grandissima, oltre ad essere molto comodo. Ma se il motivo principale è perché con trapano e paletta (sistema che uso io) si hanno schizzi “pericolosi” beh c’è una soluzione di una banalità estrema: io semplicemente cambio il tappo dopo l’operazione con uno pulito e sanitizzato 🙂

    • Be, la ragione non è solo quella, ovviamente. Si ossigena meglio e molto più velocemente. Comunque buona idea!

  24. Ciao Frank, mi riallaccio a questa discussione per dire che è da un paio di cotte che sto usando questo
    http://www.ebay.it/itm/371669127876?_trksid=p2060353.m2749.l2649&ssPageName=STRK%3AMEBIDX%3AIT
    devo dire che funzione perfettamente, il portagomma è da 8mm ma il tubo da 6 che poi va all’areatore calza comodamente; una precisazioni:
    provando a lasciare la sua regolazione tutta aperta, usando il rubinetto del riduttore come l’ho sempre usato, cioè aprendolo di pochissimo, posso dirti che siamo praticamente al litro/minuto…

  25. Ciao Frank.. un paio di “pregunte”:
    1. secondo te vale la pena ‘sto discorso per chi usa in prevalenza lievito secco?
    2. prendere questa https://www.leroymerlin.it/catalogo/bombola-a-perdere-di-ossigeno-30745841-p?group=MCG0014&cat=CAT1091 andra’ bene secondo te? mi sembra uguale, stesso ingombro (anzi, e’ anche un pelino piu’ piccola, visto che e’ in acciao….) pero’ per un po’ piu’ del doppio dei soldi sono 110L….

    grazie per la gentilezza… as usual…

    • Ciao Lorenzo, allora: l’ossigenazione serve comunque, sia con il lievito secco che con quello liquido (anche se alcuni produttori sostengono che con il secco non sia necessaria poiché il lievito ha già riserve di steroli e acidi grassi). Quella bombola andrebbe anche bene, in teoria. Ti dico però che io ho uso quel formato per la CO2 e mi crea dei problemi: il semplice riduttore di pressione con la manopolina e il tubo tendono a ghiacciarsi per il forte sbalzo di pressione tra l’interno della bombola e l’ambiente esterno. Ti consiglio quella da 20 litri: con un flusso da 1 litro al minuto la utilizzi per 20 cotte.

  26. ciao Francesco, sto’ radunando l’occorrente per “accroccare” un sistema di ossigenazione…
    ho il tuo stesso riduttore di pressione ma fatico a trovare i tubi di collegamento, nel senso che il portagomma del riduttore e’ piuttosto piccolo… in effetti ho preso un tubo per pompa acquari ma e’ leggermente piu’ grande: te come hai fatto a fascettarlo? non e’ che potresti aggiungere una foto del tuo set up con i tubi montati?
    altro dilemma: mi e’ arrivato il flussimetro cinese: al netto del fatto che non sara’ super preciso, mi e’ arrivato con la scritta Air anziche’ O2.. ci sara’ molta differenza secondo te?
    grazie
    f.to lorenz “the stalker” rana 🙂

    • Ciao Lorenzo, effettivamente i collegamenti per i tubi sono un po’ un casino. Io ho avuto la fortuna di recuperare un tubicino piccolo da un areatore con pompetta che avevo preso da Mr Malt. Ho risolto mettendo un pezzetto di tubicino nel riduttore di pressione e infilando l’altra estremità in un tubo più grande che arriva alla pietra porosa in inox. Prova a cercare i tubi da qualche ferramenta grande (tipo Bricofer). Sul flussimetro non saprei cosa dirti, non lo uso e non so quale sia la differenza tra aria e ossigeno.

  27. Ciao Francesco, torno a disturbarti per un parere….. mi appresto a brassare la mia prima lager seguendo il Quick Lager Method di Brulosophy… 4 bustine di W34-70 reidratato per circa 26 litri di mosto…. ossigenero’ per 80″ 1lt/min…
    la domanda e’: posto che condurro’ la primaria a 12°, se non voglio inoculare troppo “su” (17°-18°) quindi faccio scendere almeno fino a 14°-15°… l’ossigenazione converra’ farla all’inoculo oppure posso ossigenare, mettere il fermentatore in camera di ferm. per far scendere la temperatura e inoculare quando il mosto e’ sceso di temperatura?? nel secondo caso sarei piu’ comodo…
    grazie
    f.to lorenz “the stalker” rana 🙂

  28. Ciao Frank! Volevo chiederti una cosa riguardo al riduttore di pressione: ai fini dei nostri scopi, cambia qualcosa se é a taratura variabile o fissa? Complimento vivissimo per il blog che seguo sempre con interesse!

    • Dipende da come è impostata la taratura fissa. La variabile la puoi regolare per evitare che il flusso esca troppo velocemente, quella fissa no. Se l’ossigeno esce troppo velocemente, la maggior parte arriva alla superficie del mosto e si disperde nell’aria.

  29. Ciao Frank. io ho acquistato da mr.malt quello in offerta con il motorino e il diffusore inox. volevo solo sapere per quanto tempo devo lasciare inserito il diffusore e se devo metterlo adagiato sul fondo del fermentatore durante l’erogazione. grazie.

  30. Ciao Frank,
    Io ho usato il tuo metodo e la mia bomboletta è durata poco. Avevo consumato secondo i miei calcoli circa 7 litri quando è finita. Ho usato il flussimetro cinese da 10 euro, sempre regolato su 1 litro al minuto, ma mi pareva che in effetti il flusso fosse fortino. Altra cosa, ho sempre lasciato il riduttore avvitato, quindi potrebbe aver perso un po’ d’ossigeno nei mesi.
    A te poi è durata circa 20 cotte?

    • Io per ora sono alla 20esima cotta. Dato che la bombola contiene 20 litri, dovrebbe finire a brevissimo se davvero avessi ossigenato al ritmo di 1 litro al minuto (probabilmente mi sono tenuto un po’ più basso). Per darti una indicazione di massima, cerco sempre di non far fare troppa schiuma, anche perché se troppe bolle di ossigeno arrivano in cima al mosto significa che una buona parte si sta disperdendo nell’aria e non nel mosto. A ogni modo è tutto molto empirico, serve un po’ di pratica. Ho ordinato il flussimetro economico anche io, quando arriva faccio una prova.

      • Ok grazie! Io in effetti un po’ di schiuma la facevo… probabilmente ne ho usato troppo. Domani faccio una nuova cotta e terrò il flussimetro su 0.5. Si va per tentativi 🙂

        Fammi sapere come ti trovi col flussimetro economico!

  31. salve ragazzi dove posso trovare questo flussimetro?perche sul link postato qui de leroy maerlen mi dice pagina non disponibile..grazie

    • Ciao Matteo, quello nell’articolo non è un flussimetro ma un riduttore di pressione. Ne trovi diversi su eBay cercando “riduttore di pressione per bombola ossigeno usa e getta”. Attento però all’allaccio, perché ce ne sono di diversi tipi. La cosa migliore sarebbe andare in un grosso ferramenta (tipo Leroy Marlene) con la bombola e chiedere quello specifico.

  32. a ok cmq per la bombola consigli quella con l attacco valvolato?cmq penso che sia bombola che ridutorre ci siano anche alla brico no?

  33. CIAO FRANK,
    letto tutto l’articolo.
    Come sempre puntuale, preciso ed esaustivo.
    Mi chiedevo, ok l indicazione di 1litro al minuto, ma questo dipende dal quantitativo di mosto da ossigenare immagino.
    Quindi come mi dovrei comportare con le mie cotte, che variano dai 15 ai 45 litri?
    Buona Giornata e buona vita a tutti!

    • Non credo sia così variabile a seconda dei litri. I birrifici ovviamente hanno un flusso di un litro al minuto ma sulla linea di uscita dello scambiatore. Con i volumi casalinghi secondo me non cambia granchè, ma non saprei dirti di preciso.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here