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Umpa Lumpa

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Umpa Lumpa Jolly Roger Session IPALa Umpa Lumpa è la prima birra che abbiamo prodotto in birrificio. Non siamo una beerfirm e non abbiamo al momento nessuna intenzione di diventarlo, semplicemente gli amici del Jolly Roger pub di Fregene mi hanno proposto di aiutarli a creare una ricetta per una birra da vendere nel loro locale per l’estate 2015 e io ho accettato molto volentieri. La storia che c’è dietro la genesi della Umpa Lumpa la trovate in quest’altro post. Qui, invece, parliamo della birra.

La Umpa Lumpa è una session IPA. Sebbene non si tratti di un vero e proprio stile, per me le session IPA hanno delle caratteristiche piuttosto definite: più amare di una APA, finale estremamente secco, profumate ma armoniche tra naso e bocca; corpo snello e leggermente watery, colore giallo dorato. Caratteristica fondamentale: da bere a secchiate.

Come sempre, per la creazione della ricetta ho scelto un approccio basato sull’estrema semplicità, limitando le varietà di luppoli e malti al minimo indispensabile per evitare inutili complicazioni e soprattutto per limitare il numero delle variabili da gestire in fase di fine tuning (il tempo a disposizione concedeva al massimo un paio di prove).

Come base ho scelto il malto Pilsner per dare un corpo snello e fresco, senza le sfumature tendenti al biscottato o al caramello tipiche dei malti Pale Ale e soprattutto del Maris Otter (quest’ultimo, in particolare, a mio avviso nelle IPA americane andrebbe usato con estrema cautela). Ho affiancato al pilsner una piccola percentuale di malto Vienna per dare un minimo di complessità e di struttura maltata alla base e qualche fiocco di avena per evitare un effetto eccessivamente watery in bocca.

Molti conoscono la mia antipatia per il Carapils quando viene usato in ambito casalingo “per aumentare la schiuma” (se la vostra birra non fa schiuma, avete qualche altro problema – vedi link). Questa volta però ho deciso di usarlo per una ragione specifica: volevo assicurarmi un contenuto minimo di destrine nel caso in cui la mia temperatura di mash non fosse perfettamente allineata con quella del birrificio (chi lo sa se la mia strumentazione è tarata bene e chi lo sa se le dinamiche di mash nella mia piccola pentola sono le stesse del birrificio). Il malto carapils, ricco in destrine, avrebbe aiutato il mouthfeel della birra anche nel caso di qualche piccolo disallineamento nella temperatura di mash.

Ho aggiunto anche una piccolissima percentuale di Black Patent per dare un po’ di colore poiché dalle prove in casa veniva fuori una birra decisamente troppo chiara (giallo paglierino, mentre io cercavo un giallo dorato).

Ho optato per un mash a 66C. Ovviamente monostep (tra l’altro sapevo che anche l’impianto del birrificio poteva gestire solo il monostep, essendo un impianto all’inglese).

Anche sui luppoli ho cercato di non strafare: Cascade, che adoro, e un luppolo tedesco per rendere l’aroma meno scontato. Dopo varie letture e approfondimenti ho scelto il Perle: un luppolo tedesco di origine inglese (deriva dal Northern Brewer) che ha un aroma floreale e leggermente fruttato con un tocco di spicy tipico dei luppoli tedeschi (che non significa necessariamente pepe). Ho fatto un paio di prove sulle rispettive quantità in dry hopping, sempre tenendomi basso per non rischiare che la birra risultasse estremamente erbacea (e anche troppo costosa da produrre in birrificio): 2.5 grammi/litro, alla fine ho deciso per 40% perle e 60% cascade.

Come lievito ho scelto  l’US05: semplice da gestire, disponibile in formato secco e piuttosto neutro se tenuto intorno ai 19C.

La birra che è venuta fuori mi piace parecchio. Al naso è presente ma non eccessiva, rivelando un buon equilibrio di intensità tra naso e gusto: agrumi, fiori e una leggera nota fruttata (credo dovuta al perle). In bocca l’amaro c’è, arriva all’inizio ed è piuttosto rotondo e piacevole. Non è erbaceo né astringente. Anche in bocca sono in evidenza gli agrumi (pompelmo) e una leggera nota fruttata che forse ricorda la mandorla (sarà sempre il perle? secondo me sì). Il corpo è esile al punto giusto: c’è ma non ostacola la bevuta.

Se vi capita di fare un salto al Jolly Roger, la troverete alla spina per tutta l’estate 2015. Fatemi sapere cosa ne pensate!

UPDATE ESTATE 2016

Quest’anno i ragazzi del Jolly Roger hanno deciso di produrre nuovamente 1000 litri di Umpa Lumpa. Stavolta la produzione si è spostata nel birrificio Eastside. La ricetta è rimasta sostanzialmente invariata, ma la birra è venuta leggermente più scura (il black malt è talmente poco in ricetta che una piccola variazione sulla tostatura finisce per influire significativamente sul colore: la prossima volta lo eliminiamo del tutto).

La birra è venuta molto piacevole e morbida anche se, forse, un pelo poco amara. Diciamo che questa versione è più vicina a una American Pale Ale piuttosto che a una session IPA (nelle prime due foto sembra più scura di quello che è in realtà; la terza foto è più fedele alla realtà).

Quest’anno la Umpa Lumpa è stata affiancata da un’altra birra nata sempre nello sgabuzzino di Brewing Bad e prodotta in birrificio per il Jolly Roger: la Wallace Strong Scotch Ale. Sono state anche stampate e applicate delle etichette con il logo del Jolly.

Umpa Lumpa Jolly Roger

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Umpa Lumpa Jolly Roger

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.umpa lumpa jolly roger

Wallace Jolly Roger

4 Comments

  • Luca says:

    Complimenti!!!..vi seguo spesso e siete i migliori ,sia nelle spiegazioni sia nelle cose che fate..troppo lontano da Roma per asaggiarla..in versione bottiglia è disponibile? Hasta luego

    • Frank says:

      Ciao Luca, grazie per i complimenti! Ci fa piacere che quello che scriviamo si utile. Tornando alla Umpa Lumpa: qualche bottiglia esiste, ma è in vendita solo al Jolly Roger. 🙂

  • Francesco says:

    Ciao, una domanda: quale è il birrificio al quale vi siete rivolti per la produzione più ampia?

    • Frank says:

      Ciao Francesco, non abbiamo fatto produzione più ampia: sempre mille litri che vengono venduti al Jolly Roger. Quest’anno ci siamo spostati da Eastside a Latina, ma la produzione è sempre da mille litri.

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