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Questo blog è nato con lei: la Dark Passenger, la nostra prima avventura brassicola. Abbiamo scelto la via più difficile, partendo dal malto in grani senza utilizzare estratti, e tutto sommato non è andata poi così male. Anzi.

Dark Passenger Label

Qualche problema nel processo c’era stato, dalla temperatura schizzata fuori controllo in fase di mash, al test dello iodio dal risultato poco comprensibile, alla densità finale ben al di sopra dei 1020 punti (1026 per essere precisi) che non ne voleva sapere di scendere (e probabilmente non poteva, dato che non erano rimasti abbastanza zuccheri fermentabili nel mosto).

Ma siamo andati avanti comunque: abbiamo imbottigliato, lasciato carbonare/maturare per tre settimane ed il risultato è stato questo:

Dark Passenger
Dark Passenger (2 settimane nel fermentatore primario e 3 in bottiglia)

L’aspetto non è male: bel colore scuro con qualche riflesso rosso, schiuma abbastanza densa e ampia. Poco aroma purtroppo: non arrivano al naso né caffé né cioccolata. Forse si avverte un po’ l’aroma del luppolo (Fuggle), ma sembra più che altro una fugace apparizione.

Dark Passenger – vista dall’alto

La schiuma, come dicevamo, si sviluppa bene inizialmente ma non è abbastanza persistente. Dopo qualche minuto quasi svanisce del tutto, e questo non ci piace. La prossima volta dovremo lavorarci su (magari aumentando un po’  la dose di malto crystal e controllando meglio la temperatura di mash, e/o aggiungendo qualche decina di grammi di frumento).

Alla bocca inizialmente è buona: subito un amaro per nulla invadente che lascia presto spazio ad un sentore di cioccolato. Purtroppo finisce qui, poiché il corpo è un po’ troppo acquoso e le note di cioccolato svaniscono presto (anche qui ci sarà da lavorare, probabilmente aumentando leggermente la dose di malto chocolate e forse aggiungendo un pelo di black barley alla lista dei grani).

Per irrobustire il corpo, proveremo con una temperatura di mash più alta (e stabile) e probabilmente anche con una piccola aggiunta frumento.

Detto ciò, abbiamo una birra tutto sommato godibile: ben carbonata, leggera (un po’ troppo, ma lì il problema è stata la conversione solo parziale degli amidi in zuccheri), di sapore decente e dall’aspetto molto bello e pulito.

Certo non la andremo a vendere (anche se ne ho assaggiate di peggio al Beershop sotto casa mia) ma possiamo ritenerci alquanto soddisfatti. Almeno, io lo sono.

Alla prossima!

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Appassionato di birra e di pub da sempre (in particolare quelli di impronta irlandese), dal 2012 mi sono lanciato nel mondo dell’homebrewing. Ho iniziato con i ragazzi di Brewing Bad con impianto a tre tini, ora produco in casa con un piccolo impianto BIAB elettrico da 10 litri. Nel 2014 ho frequentato il corso da degustatore presso l’Associazione Degustatori di Birra (oggi UDB). Dal 2015 sono docente nei corsi organizzati da Fermento Birra. Scrivo di homebrewing su Fermento Birra Magazine e curo la rubrica “Il Fermentatore nell’Armadio” su Cronache di Birra. Da Luglio 2017 sono ufficialmente giudice BJCP.

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