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Saison #4: Miracle again

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Belgian Saison 3724 - 1Nell’ultima puntata ci eravamo lasciati con l’assaggio della saison #3. Una produzione piacevole anche se lontana dalle caratteristiche tipiche dello stile saison che in genere vede un deciso carattere agrumato (arancia, limone), un tocco rustico (paglia, fieno), aromi fruttati in secondo piano (pera, albicocca, leggera banana) e, soprattutto, una grande secchezza nel finale.

Per chi non avesse seguito la storia dall’inizio, sto cercando da diversi mesi di produrre una saison che mi soddisfi. In questo stile il grist è relativamente semplice e influisce poco sul risultato finale; il vero punto critico è la scelta del lievito e la buona riuscita della fermentazione. Ho scartato da subito il lievito secco Belle Saison poiché a mio avviso produce un profilo aromatico poco interessante e  piuttosto moncorde: speziato (pepe, sambuco) troppo isoamilacetato (banana) e soprattutto manca del tutto di rusticità.

Mi sono quindi indirizzato sui lieviti liquidi. Dopo un primo deludente esperimento con il French Saison della White Labs (deludente per colpa mia, il lievito non è male), ho deciso di passare al ceppo Belgian Saison della Wyeast (il temibile 3724). A detta di molti, questo ceppo è in grado di sviluppare un profilo aromatico molto vicino a quello della Saison Dupont (sembra proprio che il 3724 derivi da lì). Di contro, non è un lievito facile da gestire per via della sua tendenza a piantarsi durante la fermentazione (di solito si pianta quando il mosto arriva intorno alla densità 1.030). Come da copione, il mio primo esperimento con questo lievito si è rivelato infatti peggio di un giro sulle montagne russe.

Alla prova successiva la fermentazione è andata decisamente meglio, anche se il profilo aromatico risultante non mi ha soddisfatto appieno. La birra era troppo fruttata: al naso ricordava più una belgian ale che una saison e al palato, pur essendo piuttosto attenuata, risultava troppo dolciastra (probabilmente una sensazione dolciastra evocata dal sapore fruttato piuttosto che dall’effettiva presenza di zuccheri residui). Dato che il problema dello stallo pareva superato (grazie agli accorgimenti consigliati da Denny Conn e Drew Beechun che trovate riassunti qui), ho deciso di dare un’altra chance al 3724 variando leggermente la curva della temperatura di fermentazione.

Siamo quindi arrivati alla quarta prova, di cui vi racconterò oggi. Partiamo dalla ricetta, di base simile alle altre ma con qualche significativa differenza. Vediamo.

Brewing Bad - Miracle Saison v4

Zucchero nel grist. In alcune ricette tradizionali viene utilizzato, in altre no. L’intento, quando lo si utilizza, è di aumentare la fermentabilità del mosto e quindi la secchezza della birra. L’ho aggiunto per questa ragione, mantenendomi però su una quantità non troppo alta.

Mash multistep. Per me questo rappresenta una vera eccezione.  Di solito faccio mash con un singolo step perché non reputo particolarmente efficace il multistep. In questo caso, però, ho voluto fare una prova: la teoria vuole che il multistep con passaggio prima per le beta amilasi (senza convertire tutto) e poi per le alfa amilasi produca un mosto molto fermentabile senza privarlo completamente di struttura. Non so quanto questa teoria si rifletta davvero nella realtà, ma ho voluto fare una prova.

Aumento dei solfati. Sempre nel tentativo di rendere più secca la birra (in questo caso si lavora sulla percezione dell’amaro, rendendola più tagliente e netta).

Cambio luppolo in dry hopping. Avevo il Pacific Jade in congelatore poiché lo avevo usato nella Berliner Weisse e mi era avanzato. Era la prima volta che lo usavo e avevo gradito molto il suo profilo poco invadente, limonoso e speziato (pepe). Per caso poi mi sono accorto che anche Gordon Strong, nel suo ultimo libro Modern Homebrew Recipes, lo consiglia come luppolo per una saison.

Passiamo ora alla curva di fermentazione.

Belgian Saison Fermentazione 3724

Come sempre ho fatto un significativo starter dimensionato per arrivare al +50% di overpitching (inoculo di 150 miliardi di cellule contro i teorici 100 miliardi che sarebbero serviti per fermentare questo mosto). Nello starter, così come anche nel mosto della birra in seguito, ho aggiunto nutrienti per il lievito. Infine, sempre per scongiurare lo stallo, non appena partita la fermentazione ho tolto il gorgogliatore per poi rimetterlo dopo qualche giorno (per abbassare la pressione interna al fermentatore).

Rispetto alla volta scorsa sono partito da una temperatura più alta, nel tentativo di aggiustare il profilo aromatico sviluppato dal lievito.

Devo dire che la fermentazione stavolta è andata benissimo: non solo il lievito non è andato in stallo, ma è arrivato in pochi giorni quasi alla densità finale (1.008 dopo 8 giorni). Di solito non lo faccio perché non serve, ma in questo caso ho travasato prima di fare il dryhopping poiché il lievito aveva passato diversi giorni a temperature discretamente alte e soprattutto ne avevo inoculato molto.

Dopo il dry hopping però è arrivata la sorpresa negativa: all’assaggio ho notato una decisa astringenza nella birra e un aumento apparente dell’amaro. Non mi era mai successo prima di avere problemi di questo tipo con il dry hopping: probabilmente il luppolo (che già era da raccolto 2014) non si è conservato bene in congelatore senza il sottovuoto. Il dry hopping non dovrebbe aggiungere amaro, ma è possibile che l’astringenza dovuta ai polifenoli rilasciati dai luppoli insieme all’alta dose di solfati amplifichi la percezione dell’amaro. Questa è l’unica spiegazione che mi sono dato, visto che prima del dryhopping la birra sembrava a posto.

Alla fine, la birra com’è venuta? Assaggiamo.

Belgian Saison 3724 - 1

Premetto che si tratta di un primo assaggio a sole tre settimane di bottiglia. Ne seguiranno altri, ma intanto proviamo a capire come è andata. Per la mia esperienza una saison in genere si assesta dopo il mese di maturazione, raggiungendo il picco intorno ai 2 mesi (se è poco alcolica come questa).

Aspetto. Le foto parlano da sole. La birra è molto bella esteticamente. Mi piace il colore (leggermente più chiaro delle classiche saison aranciate), la schiuma è pannosa, bianca e persistente e la birra è velata. Nessun pellet è arrivato nella bottiglia grazie all’abbattimento e al travaso con il sifone prima di imbottigliare.

Al naso. Ci siamo, finalmente. Stavolta ci sono tutti gli aromi da saison: pepe, agrume (limone, soprattutto), leggera crosta di pane e un filo di fruttato (banana soprattutto, ma anche pesca). C’è anche il tocco rustico da saison, quello che è difficile descrivere ma quando lo senti lo riconosci. Forse l’aroma di banana è un po’ troppo invadente, ma sono confidente poiché l’isoamilacetato tende ad attenuarsi con la maturazione lasciando spazio ai fenoli (pepe). A ogni modo, aroma molto pulito, senza difetti mi pare. Abbastanza intenso.

Al palato. Qui, purtroppo, qualche problema c’è. Partiamo dagli aspetti positivi. La birra è secca, tagliente ma senza essere esile nel corpo. Il sapore richiama l’aroma con agrumi, crosta di pane e pepe. C’è un pelo di dolcezza che viene subito contrastata dall’amaro e non pregiudica il finale secco e deciso (probabilmente questa sensazione di dolcezza viene dalla fermentazione e non dagli zuccheri residui che sono ben pochi). Purtroppo è rimasta quell’astringenza che avevo avvertito nell’assaggio successivo al dryhopping, accompagnata da un amaro forse troppo incisivo e un leggero sentore erbaceo non proprio piacevole. La birra si beve, nel complesso è gradevole, ma questa astringenza erbacea disturba un po’. Peccato.

Impressione generale. Questa volta posso davvero ritenermi soddisfatto. Se non fosse stato per questa diavolo di astringenza, la birra sarebbe stata veramente interessante. Forse troppi solfati? Luppolo vecchio? Non so, probabilmente una combinazione delle due cose, accentuata da un amaro troppo presente e dalla decisa secchezza. Quello che conta però è che la fermentazione è andata bene sia come dinamica che come profilo aromatico finale. La prossima volta manterrò la stessa identica ricetta e lo stesso profilo di fermentazione, magari abbassando di una ventina di ppm i solfati, di qualche IBU l’amaro e cercando di utilizzare un luppolo più fresco.

AGGIORNAMENTO AL 29 FEBBRAIO 2016

A volte con il tempo gli entusiasmi si placano. Si sa, succede. Specialmente quando siamo di fronte a una nostra creazione: per quanto cerchiamo di essere obiettivi, capita che a volte inizialmente ci sembri riuscita; poi l’emozione scende, la si fa assaggiare a un pò di amici, si ricevono pareri e ci si ridimensiona. Sto parlando ovviamente della Miracle, assaggiata di nuovo a due mesi di distanza dall’imbottigliamento.

C’è da dire che, rispetto a due mesi fa, è comunque leggermente migliorata: l’aroma fruttato è calato un pò e il pepato/speziato da saison si è fatto leggermente più avanti. La carbonazione è rimasta in linea, segno che la fermentazione era stata portata a termine. Il punto è che, dopo averla riassaggiata diverse volte in questi mesi, non mi sento di poter definire questa saison propriamente riuscita. Per carità, indubbiamente è la migliore che abbia prodotto fino ad ora e rappresenta un grande passo in avanti rispetto alle altre mie produzioni, ma devo dire che sono ancora lontano dal mio ideale di saison.

L’astringenza purtroppo è rimasta. La birra si lascia comunque bere, ma si percepisce nettamente una sensazione non proprio gradevole al palato. Purtroppo, come sospettavo, questo tipo di astringenza leggermente vegetale non si attenua molto con il passare del tempo (comunque non nel medio periodo). Nel complesso fortunatamente funziona, tant’è che le bottiglie sono quasi finite.

Il lievito ha lavorato bene, su questo sento di potermi sbilanciare. La secchezza è notevole, i fenoli e gli esteri sotto controllo, la birra tutto sommato è pulita. Il punto è che al naso non emerge netto il carattere saison (quel misto di rustico, paglia e fieno difficilmente definibile ma nettamente riconoscibile), e questo non mi fa certo piacere. Forse è colpa del luppolo usato in dry hopping che un pò ha coperto il lavoro del lievito con questo forte aroma limonoso con sfumature vegetali (sia al naso che in bocca). Non so, non posso esserne sicuro. Potrebbe.

Forse è giunto il momento di mollare il Belgian Saison 3724 e provare un altro lievito liquido da saison (tipo il French Saison, facendolo lavorare bene), o magari ritentare la stessa ricetta con un pò meno luppolo in amaro e senza dry hopping, per poter valutare meglio il lavoro del lievito. Non so, vedremo. Per ora lascio da parte le ultime bottiglie per vedere come evolveranno e mi dedico ad altro. Se ne riparla nella seconda metà del 2016. Qualche risultato positivo alla fine l’ho raggiunto, per ora mi ritengo soddisfatto così.

43 Comments

  • Stefanocs2 says:

    Peccato per il dry hopping io non l’ho fatto visto che da stile non è obbligatorio. Era anche il mio periodo no iPa quindi 😂😂😂

  • Stefanocs2 says:

    Comunque io ne ho provate parecchie fatte con quel lievito, ammesso che fossero fatte bene ed è un grosso se, purtroppo non mi piacevano. Il belle Saison l’ho trovato migliore ma l’ho fatto lavorare basso. Comunque alla fine penso che tolti i vari problemi che possono avere le varie birre, il gusto è una cosa veramente personale. Per questo amo questo mondo perché è difficilissimo capire una birra e bisogna sempre studiare 😉

    • Marco says:

      Mi aggrego nel plauso per il Belle Saison. Tutto dipende da come lo si usa. E’ importante variare la temperatura di fermentazione durante la tumultuosa in modo da ampliare lo spettro aromatico. A me è risultata una saison molto simile alla Dupont, anzi ancora più intensa nell’aroma. L’aroma era agrumato, fruttato e pepato. Solo dopo 6 mesi dall’imbottigliamento gli esteri si sono ridotti, lasciando un po’ troppo spazio al pepato.

      • Frank says:

        Si vede che ognuno ha le sue esperienze. Io il Belle Saison l’ho sempre trovato poco azzeccato per quel profilo, mentre moltissime birre fatte con il Belgian che ho assaggiato mi sono piaciute. Del resto, mentre molte ottime IPA commerciali sono fermentate per esempio con US05, le migliori saison non usano il Belle Saison. Almeno per la mia esperienza. Cmq ognuno segue il percorso che preferisce di più.

        • Marco says:

          intendiamoci, se dovessi fare una Saison commerciale non userei il Belle, perchè come ho detto evolve troppo nel tempo. A scopo HB però, lo trovo un esperimento valido. tutto qui.

  • Giovanni says:

    Frank non disperare, a me il “problema” astringenza da dh si è risolto più di una volta con la maturazione

    • Frank says:

      Grazie del supporto Giovanni, è quello che spero. E spero anche che nel frattempo però non decadano altri aromi. 🙂 A occhio direi di aspettare un paio di mesi dall’imbottigliamento, ma ovviamente assaggerò strada facendo per verificare l’andamento della maturazione.

  • Tommaso says:

    Complimenti per questa Miracle, esteticamente perfetta!
    Inoltre mi trovo d’accordo con Giovanni e credo che con un minimo di maturazione possa migliorare, tienici aggiornati. 🙂
    P.S.: Anche io sto progettando una saison per finire varie materie prime che ho in cantina (tra cui styrian goldings e pacific jade, luppolo che amo), unico problema: ho solamente una bustina di lievito S33, tu cosa ne pensi? …prevedendo una OG di 1055 sicuramente rimarrò con una FG un pelo fuori stile, ho notato però che in alcuni concorsi alcune saison prodotte con questo lievito hanno conquistato il podio, quindi non dovrebbe essere poi così distante dal profilo aromatico ideale per una birra del genere…

    • Marco says:

      Ti direi che l’S33 è decisamente non indicato. E’ un lievito che ho usato poco, ma comunque ha due comportamenti di base. Se tenuto molto basso è estremamente neutro, se tenuto un filo più alto diventa fruttato. Fenoli però proprio non ne tira fuori, almeno percettibilmente, e per questo te lo sconsiglio per una saison.

      • Tommaso says:

        Era proprio quello che temevo, vedrò come disfarmi di questa bustina. 🙂
        Grazie per le informazioni!

  • Frank says:

    Confesso di non sapere assolutamente nulla sull’S33. 🙂 Ne ho solo sentito parlare (e i pareri erano discordanti).

  • Federico says:

    Continuo a ribadire la mia: non è scontato pensare che un lievito che lavora in 8 giorni (quindi in linea con gli altri ceppi) produca un profilo migliore se tenuto in condizioni di pressione a lui idonee? In altre parole: non è lecito aspettarsi che le saison prodotte in 20-30-40 giorni di fermentazione, oltre che più lente, abbiano anche un profilo aromatico peggiore da stress del lievito? Per il resto bell’articolo e complimenti per la birra!

    • Frank says:

      Lo stress del lievito non c’entra con la velocità della fermentazione. Ci sono dei lieviti che lavorano più lentamente, altri più velocemente: è nella loro natura. Certo, se un lievito che solitamente lavora velocemente si trova in condizioni avverse, potrebbe lavorare lentamente e sotto stress. Ma ci sono diversi ceppi che impiegano più tempo per finite la fermentazione.

      • Federico says:

        Ma se è provato che questo lievito può lavorare (e bene) in 8 giorni, non è possibile supporre che se ne servono 40 non stiamo creando le condizioni migliori? Ovvero, che otteniamo un profilo peggiore?

        • Frank says:

          Non è provato nulla, Federico. In otto giorni ha ottenuto una buona attenuazione, ma ce ne sono voluti venti per dargli il tempo di terminare. C’è chi lascia la birra nel fermentatore un po’ di più per farla maturare in bulk, cosa che non è affatto sbagliata. A quel punto si travasa (per evitare autolisi) e il lievito piano piano lavora sulla birra (come farebbe in bottiglia, ma con maggiore efficacia). Ci sono birre che restano nei fermentatori per mesi. Ripeto, lo stress del lievito non c’entra nulla.

      • Giovanni says:

        Ciao Frank e mille complimenti per il tuo blog!
        negli ultimi periodi mi sono dedicato alle birre belghe ma in vista dell estate vorrei provare uno stile piu leggero e meno maltato e pensavo proprio alla Saison…ho letto la tua ricetta che vorrei utilizzare come partenza e mi pare di capire che non ripeteresti il dry hopping…che lievito mi consigli o consigliate di utilizzare?preferirei un lievito liquido….altra cosa che nin mi e’ chiara…la temperatura in fermentazione l’ hai variata tu o l’hai rilevata per effetto del lavoro del lievito? grazie in anticipo!!!
        saluti

        • Frank says:

          Ciao Giovanni, il dry hopping si può anche fare in un saison, anzi. Io non lo rifarò perché vorrei prima isolare bene il profilo aromatico di questo lievito e capire se mi convince o no. Con il dry hopping si confonde tutto e il rischio è di non riuscire a capire dove sta il problema quando anche il lievito ha un certo “carattere”.

          Il french saison (Wyeast 3711 o WLP590) è un altro buon lievito liquido da saison, tra l’altro molto meno “capriccioso” del belgian saison 3727. Puoi provare uno dei due.

          La temperatura non ricordo bene come l’ho fatta salire, molto dipende dalla stagione e dalla temperatura esterna. Probabilmente inizialmente è salita da sola, ma per arrivare a 28 gradi avrò usato la cintura di calore. L’importante è che ci arrivi, non come ci arriva. 🙂

  • Greg says:

    Complimenti per la birra.
    da come l’hai descritta sembra che sia perfetta.
    Volevo chiederti cosa utilizzi per monitorare e controllare la temperatura in modo così preciso.
    Grazie

    • Frank says:

      Grazie, ma purtroppo c’è sempre quell’astringenza che un po’ mi infastidisce. Per la temperatura non uso nulla di particolarmente complicato: STC1000 con sonda in un pozzetto di inox immerso nel mosto. Poi leggo la temperatura ogni giorno e registro su un file excel. Così viene fuori il grafico che vedi sopra.

  • Nicola says:

    Complimenti per il blog. Domanda da ignorante.
    Perchè hai tolto il fermentatore al secondo giorno?

    • Frank says:

      Forse volevi scrivere “perchè ho tolto il gorgogliatore”… 🙂 sembrerebbe che la diminuzione della pressione interna aiuti il lievito a non bloccarsi. Non so quanto sia vero, ma l’altra volta ha funzionato e l’ho rifatto.

  • Emanuele says:

    Ciao, anche io fra le prime birre che ho provato a Brassare c’è stata una Saison in E+G, uscita un pò troppo amara per lo stile (colpa mia che mi sono perso 10 minuti), fatta con lievito WLP566 che dopo lo starter (anche questa prima esperienza….va bhè ) ha fermentato in 2 settimane spaccate FG 1010 al limite alto dello stile temperatura tra i 26 e i 28 C° . Nonostante questa temperatura il profilo pepato, che io personalmente apprezzo, non è uscito come volevo, colpa dei troppi IBU 49. Fin ora i White labs non mi sembra tu li abbia provati, come mai?

    • Frank says:

      Per la prima saison usai il 565 della white labs che dovrebbe essere sempre il belgian saison se non erro. Ma partii da 28 gradi e la birra non venne per nulla bene: acetone a palla.

  • Denis says:

    Ciao frank io sarei tentato di provare a fare una saison con lievito ricoltivato fa saison dupont…. Tu che dici?

  • lorenzo says:

    Ciao,
    posso chiederti perchè dopo il picco a 28°c sei sceso a 24/22/20 prima del cold crashing?

    • Frank says:

      Lorenzo, purtroppo leggo solo ora questo commento (mi era sfuggito). Sono sceso perché non volevo fare il dry hopping a temperature così alte: c’è il rischio di estrarre aromi indesiderati dal luppolo (anche se non è detto, ma mi sono voluto tenere sul sicuro).

  • lorenzo says:

    Grazie. Ho iniziato anch’io a scornarmi con questo lievito dopo vari esperimenti con il belle (che trovo interessante anche se parecchio diverso, quello mi piace usarlo più che altro in combinazione con il brett). Al primo tentativo non ci siamo molto, un po’ com’è successo a voi non esce bene il carattere da saison, si sente, è piacevole ma è troppo contenuto. E poi, nel mio caso, c’è un finale che non mi piace, non è secco e pulito, ma resta un po’ sporco, “lievitoso”, fangoso. Non ho fatto cold crashing (come non lo faccio mai con il belle) ed è stato un grave errore perché mi sono accorto di portare troppo lievito in bottiglia, anche visivamente la birra è un po’ troppo torbida. Peccato, negli assaggi fatti in corso di fermentazione prometteva meglio. Vedremo come andrà nei prossimi tentativi..

    • lorenzo says:

      Proverò a star più su con le temperature: inoculo a 25°c ma poi salendo abbastanzza rapidamente fino a 30°c. L’altra cosa è la fermtentazione aperta; io ho fatto come voi con classico fermentantore ma con foglio di alluminio anzichè gorgogliatore però leggendo in giro la vera fermentazione aperta con conseguente maggiore e più complessa produzione di esteri ha a che fare non solo con la pressione di testa della co2 ma anche e soprattutto con la geometria del fermentatore, quindi vasca aperta, poco profonda e minore pressione idrostatica che a quanto pare riduce la formazione di esteri..certo questo comporta un maggior rischi di infezioni che però con una primaria vigorosa e rapida non dovrebbero così facilmente prendere piede. Beh vedremo cosa succede..

      • Frank says:

        Guarda nicola, se cominciamo a farci le pippe anche con al forma del fermentatore per produrre birra in casa, è finita. Tutto quello che dici è assolutamente vero, ma parliamo di vasche aperte di forma rettangolare e soprattutto parliamo di birrifici con tutti altri ambienti di fermentazione e soprattutto altri volumi. Secondo me, così facendo, si perde di vista l’obiettivo e, soprattutto, si introducono troppe variabili. La rimozione del gorgogliatore non vuole in alcun modo simulare una fermentazione aperta, ma solamente liberare un po’ di pressione dall’interno del fermentatore per evitare che il lievito si pianti (è fondamentale? Probabilmente no, ma nel mio caso ha funzionato). Lo dico sempre a tutti: non intrippiamoci troppo con le procedure da birrificio che tanto in casa non sono replicabili.

  • lorenzo says:

    ok però sono Lorenzo..ma comunque sono d’accordo con Nicola! 🙂

  • Alessio says:

    Ciao Frank, prima cosa complimenti per il tuo blog, davvero molto bello, personalmente è stato fonte di ispirazione per il mio impianto e per le mie cotte!!! Grazie!!! Volevo chiederti una cosa, forse stupida, ma sto usando il lievito belgian saison e volevo sapere quando hai tolto il gorgogliatore hai messo qualcosa comunque per coprire sul tappo o l hai lasciato proprio aperto? Scusa per la domanda e grazie mille!!

  • Enib says:

    Complimenti per il blog e la passione che ci dedichi, decisamente il migliore tra quelli di homebrewing italiani. Fra un po’ vorrei fare una saison, ho il lievito belle e vorrei aggiungere un profilo più rustico. Secondo te è una birra adatta ad essere conservata in botte qualche mese per la prossima estate? O fatta maturare con le chips? (li ho entrambi ma non so mai quando usarli). Mi sembrerebbe in linea con la filosofia saison di un tempo, cioè birre fatte in autunno per la stagione lavorativa dopo.

    • Frank says:

      Si può fare, certo, ma non è uno degli stili più indicati avendo un grado alcolico piuttosto basso. Non sono in alcun modo esperto di botti né di chips (usate una sola volta le seconde) ma ti consiglierei di usarle su birre più alcoliche e intense come barley wine o imperial stout. PS. probabilmente se oggi avessimo l’opportunità si assaggiare “le birre di un tempo”, ci farebbe quasi tutte piuttosto ribrezzo. 😉

  • Vale says:

    Ciao Frank,

    ricetta interessante, ma avrei una domanda, ti anticipo che son novello, ma mi sto appassionando e studiando.
    riportando la ricetta in diversi software di calcolo, mi son reso conto che partendo da una OG di 1045, non si riesce ad andare oltre i 1012 con l’FG.
    Da cosa puo dipendere?

    • Frank says:

      Ciao Vale,

      come scoprirai ben presto da te, la FG prevista dai vari sw è solo una stima basata sulla percentuale media di attenuazione del lievito utilizzato e sulla temperatura di mash. In particolare, i lieviti saison sono “famosi” per raggiungere nella realtà livelli di attenuazione altissimi, anche se i sw non lo prevedono. La FG tipica di una saison è intorno a 1006-1008, ma non frequentemente si arriva anche intorno a 1000 (a volte anche sotto con lieviti particolarmente aggressivi come il belle saison). La FG bassa è una caratteristica imprescindibile in una saison in quanto ne determina la tipica secchezza finale. Spero di averti chiarito le idee.

      FranK

  • Andre says:

    io con questo lievito sono passato da un OG 1060 a una FG 1005…. mi ritengo più che soddisfatto del lavoro che ha fatto il lievito!!!

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