Era un po’ di tempo che non mi mettevo alla prova con una Saison. L’ultima, fermentata con il Belle Saison della Lallemand, non era venuta affatto male: ho deciso di riprovarci, stavolta senza aggiunte di coriandolo e con il lievito French Saison della Mangrove Jack’s.
RICETTA
Ricetta già collaudata, con qualche variazione. Avendo terminato il malto Vienna, usato nella versione precedente, stavolta ho scelto il Monaco, in quantità leggermente minore. Niente Caramalt perché non ne avevo, ma non lo trovo essenziale.
Ho optato per una luppolatura meno invadente con Tettnang e un pizzico di Citra a fine bollitura: trovo che le sue note agrumate si integrino molto bene nel profilo aromatico di una Saison.
Null’altro di particolare da segnalare.
FERMENTAZIONE
Fermentazione abbastanza standard. Partire da 26°C permette di bilanciare la componente fruttata (esteri) e quella speziata (fenoli). Se si parte troppo bassi, si rischia di frenare eccessivamente la produzione di esteri, portando in primo piano i fenoli, che dipendono meno dalla temperatura.
Come sempre ho ossigenato con paletta e trapano per 1 minuto prima di inoculare il lievito secco, senza reidratazione, direttamente dalla bustina. Ho aggiunto nutrienti Yeastvit mentre il mosto si raffreddava.
L’attenuazione, sempre alta, è stata però minore della versione precedente (89% vs 96%). Curioso, visto che il mash stavolta l’ho fatto a 65°C anziché 69°C. Possibile che il French Saison della Mangrove Jack’s attenui semplicemente meno del Belle Saison della Lallemand.
Qualche ora dopo l’inoculo il blow-off produceva già bolle vivaci. Al terzo giorno erano rallentate in modo significativo, poi sono cessate del tutto.
Metà della cotta (5 litri) l’ho travasata in un fustino e carbonatata forzatamente. L’altra metà l’ho imbottigliata con destrosio per la rifermentazione, senza aggiungere lievito (perché non ne avevo). La birra era già parzialmente carbonata nel fermentatore, ho quindi proceduto con una rifermentazione parziale.
ASSAGGIO
Questo assaggio viene direttamente dalla versione della birra alla spina, prelevata dal fustino da cinque litri. La carbonazione è leggermente minore di quella delle bottiglie, che al momento stanno però ancora rifermentando.
La birra non ha maturato particolarmente a lungo: dal giorno della cotta a questo assaggio ufficiale sono passati solo 23 giorni. Per me le Saison non sono birre da lunghe maturazioni, ma un mesetto in più di maturazione a temperatura ambiente potrebbe influire positivamente sul risultato finale. Vi saprò dire meglio quando assaggerò la versione imbottigliata e rifermentata.
ASPETTO La birra ha un bellissimo colore dorato intenso. Limpidezza molto buona con una leggerissima velatura. La schiuma è bianca, con alcune bolle più grandi dovute alla carbonazione sostenuta, che tendono però a compattarsi. Non so se sia merito della riduzione progressiva della temperatura fino al cold crash, ma la limpidezza è notevole, nonostante la lagerizzazione non sia stata particolarmente lunga.
AROMA Intensità medio alta. La componente fenolica arriva subito, con note speziate e fresche: pepe bianco, noce moscata e, in secondo piano, una piacevole nota di chiodo di garofano. Gli esteri sono meno intensi ma presenti: sfumature di limone, cedro e bergamotto, accompagnate da un sentore sfuggente di frutta difficile da identificare (pera? banana?). Si avverte anche una sfumatura che ricorda il cardamomo. Il malto resta nelle retrovie, con una lieve nota di panificato. Quando la birra si scalda emerge un tocco erbaceo di luppolo. Nel complesso, l’equilibrio tra frutta e spezie è buono, con le spezie in leggero vantaggio.
AL PALATO L’ingresso è dominato dall’agrume del limone, con un tocco di cardamomo. Un contrappunto pepato si fa strada gradualmente e cresce verso la chiusura. Il malto è leggero, con richiami di cereale e mollica di pane, senza alcuna nota tostata. Nel retrolfatto emerge una sfumatura di pera, accompagnata da una leggera nota erbacea di luppolo. L’amaro è medio-alto, leggermente insistente. Il finale è secco, in linea con lo stile.
MOUTHFEEL Carbonazione media in questa versione alla spina. Alcol non percepito, nessuna astringenza. Corpo medio basso, snello.
CONSIDERAZIONI GENERALI
La birra è piacevole, pulita, si lascia bere. Non è una Saison alla Dupont, ma non mi aspettavo nulla del genere. Il French Saison è un lievito secco facile da gestire, ma non è il Belgian Saison.
Sarebbe stata sicuramente più interessante con qualche grammo di luppolo in più, magari con un dry hopping o con una manciata di pepe o di semi di coriandolo a fine bollitura. Ma, anche così, fa la sua figura.
L’unico neo è un amaro sul finale non pulitissimo, che si avverte appena, solo facendoci molta attenzione. Forse si sarebbe risolto con qualche grammo di solfati in più o con una carbonazione leggermente più vivace. Sarà stata la generosa dose di acido lattico? (questa l’ho buttata lì, ma ho comunque ordinato il fosforico). Vedremo se la versione in bottiglia rende meglio su questo aspetto.
Per quanto riguarda la temperatura iniziale di fermentazione, secondo me siamo al limite. Si potrebbe salire di un grado, ma ho la sensazione che, andando oltre, gli esteri diventerebbero troppo intensi. L’equilibrio tra esteri e fenoli di questa birra mi sembra buono.
Per i curiosi: il nome della birra deriva dal film Teenage Sex And Death at Camp Miasma, che ho visto di recente al cinema. Mi è piaciuto molto.








