Avevo detto che lo avrei rifatto e così è stato: l’interessante assaggio alla cieca di cinque lager industriali di qualche tempo fa mi ha lasciato una forte curiosità. Sono emerse sorprese e conferme che ho voluto ricercare in un nuovo giro di assaggi.
Dal supermercato sotto casa ho preso:
- una lattina di Beck’s (scadenza tra 10 mesi)
- una lattina di Nastro Azzurro (scadenza tra 11 mesi)
- una bottiglia di Ichnusa non filtrata (scadenza tra 7 mesi)
- una bottiglia trasparente di Ichnusa metodo lento (scadenza tra 9 mesi)
Beck’s e Ichnusa non filtrata non hanno altri ingredienti oltre acqua, malto d’orzo, luppolo e lievito. Nastro Azzurro e Ichnusa metodo lento hanno mais (perché mettere il mais nella metodo lento e non nella non filtrata? Non lo so). La metodo lento annovera anche estratto di malto tra gli ingredienti (c’è di peggio, per carità).
Se sono queste le variazioni che caratterizzano la metodo lento (estratto di malto e granturco), oltre alla bottiglia trasparente stile analisi delle urine, siamo a cavallo.
Tutte queste informazioni non le avevo cercate prima dell’assaggio, per evitare di partire con dei condizionamenti. Spoiler: il mais non l’ho sentito nemmeno lontanamente, vorrei proprio confrontarmi con quelli che assaggiano la birra e lo sentono. Ma andiamo oltre.
Come l’altra volta, sapevo in partenza quali fossero le quattro birre ma l’assaggio si è svolto alla cieca. Ho versato le birre in bicchieri opachi in modo da non farmi influenzare dal colore o dalla limpidezza.
Ho numerato i bicchieri con un’etichetta sotto il fondo, poi li ho spostati di posizione tenendo gli occhi chiusi, finché non mi ricordavo più quale fosse l’ordine. Le ho assaggiate una di fianco all’altra, intervallando gli assaggi con un sorso d’acqua.
Considerazioni generali
Non bevo quasi mai birre industriali da supermercato, o comunque non di questo tipo (magari mi bevo una Guinness). Non sono in alcun modo un esperto di questo tipo di birre, quindi non mi aspettavo di beccarle alla cieca.
Però, qualcosa di interessante è accaduto.
Ho riconosciuto subito la Beck’s. Non tanto perché fosse la migliore del quartetto, ma perché aveva un amaro decente. Le altre erano più dolci, meno luppolate, la Ichnusa metodo lento quasi dolce.
Ho beccato anche la Ichnusa non filtrata. Non tanto perché sia un esperto di Ichnusa, ma perché mi sembrava la più bevibile dopo la Beck’s. Una International Lager passabile, senza grandi difetti e con un livello di amaro adeguato. Buona no, ma bevibile.
Ho invece invertito Ichnusa metodo lento e Nastro Azzurro. Pensavo che la Ichnusa metodo lento fosse meglio della Nastro Azzurro (che ricordavo vagamente), ma direi di no. La Ichnusa metodo lento, a mio modesto avviso, si è rivelata la peggiore delle quattro. Vediamo nel dettaglio cosa ho percepito, birra per birra.
Il primo giro di assaggi
Ho condotto due giri di assaggi alla cieca. Nel primo ho annotato le caratteristiche di ciascuna birra, cercando anche di riconoscerle. Nel secondo, dopo aver rimescolato i bicchieri, volevo capire se, una volta associate quelle caratteristiche a ogni brand, sarei riuscito a individuarle.
Beck’s
Inizialmente, l’aroma non era male. Intensità buona per una birra industriale, con note erbacee di luppolo e una leggera sfumatura di cereale nelle retrovie. Non sono molto sensibile al DMS, ma mi è sembrato di percepire un leggero aroma di verdura bollita, più patata che altro (forse metionale più che DMS).
Al palato non mi è dispiaciuta affatto: buona secchezza, amaro bilanciato e ben presente, leggero aroma di luppolo.
Purtroppo, man mano che la birra si scaldava, ha iniziato a fare capolino una nota di acetaldeide (mela verde), sempre più marcata fino a risultare fastidiosa.
Ichnusa non filtrata
Nel complesso non mi è sembrata malaccio. L’aroma non era al livello di intensità della Beck’s, ma nemmeno assente o coperto da difetti come nelle altre due. Ho addirittura avvertito un po’ di luppolo.
Delle quattro, devo ammetterlo, è stata l’unica senza difetti evidenti. Niente di sconvolgente, ma almeno l’amaro riusciva a bilanciare in parte la dolcezza. Una birra non particolarmente esaltante (berrei più volentieri la Heineken dell’altro assaggio), ma discreta. Le concedo la sufficienza.
Ichnusa metodo lento
La prima impressione non è stata particolarmente esaltante: aroma molto basso di intensità, non piacevole, con note di cartone e in generale note stale (ricordano qualcosa di vecchio, non fresco). Sorprendente l’assenza di skunk (colpo di luce), visto che è confezionata in bottiglie trasparenti. Possibile che utilizzino estratti di luppolo progettati per non subire la fotoossidazione (per esempio i tetraidro-iso-alfa-acidi).
Al palato mi è sembrata meglio rispetto al naso. L’amaro è però molto basso, al livello più basso tra le quattro. Dopo un paio di sorsi la birra stucca.
In generale, una birra che non berrei. Decisamente meglio la Ichnusa non filtrata.
Peroni Nastro Azzurro
Era una vita che non bevevo la Nastro Azzurro. Non mi aspettavo una grande birra, e in effetti non lo è.
Inizialmente ho percepito solo un mix di difetti che ho faticato a identificare: mi è sembrato di avvertire metallico (ma poi al palato non c’era, probabilmente mi sono sbagliato) e una generale ossidazione non identificabile in un unico difetto. Comunque aroma non piacevole.
Al palato l’ho trovata tutto sommato accettabile. L’amaro è molto basso, ma più alto della Ichnusa metodo lento. Ho percepito però un amaro non gradevolissimo, ruvido, che alla lunga tende a rallentare la bevuta.
Non ho avvertito il granturco. Rimane però, a mio avviso, una birra non molto piacevole da bere.
Il secondo giro di assaggi
La Beck’s l’ho ribeccata subito: era la più amara ma, soprattutto, l’acetaldeide era ormai nettamente percepibile. Chissà se è una caratteristica di questa birra o un problema della lattina (propenderei più per la prima ipotesi).
Anche la Ichnusa metodo lento è stata facile da individuare: l’aroma scarso e la dolcezza residua ne hanno reso molto facile l’identificazione. Birra più che dimenticabile.
Ho avuto maggiori difficoltà a distinguere le ultime due: la Nastro Azzurro e la Ichnusa non filtrata. Al naso, i difetti iniziali della Nastro Azzurro si erano ridotti: le due birre non erano poi così differenti. L’amaro sgraziato mi ha aiutato a identificare la Nastro Azzurro.
In conclusione
Tre su quattro non le riberrei con piacere. Fa eccezione la Ichnusa non filtrata. La Beck’s, la migliore all’inizio, è stata penalizzata dall’acetaldeide. In ogni caso, la Heineken dell’assaggio precedente rimane ben al di sopra di queste quattro.
Molti dei difetti citati (inclusa l’acetaldeide) potrebbero dipendere da problemi di conservazione o dallo specifico formato (bottiglia o lattina). Bisognerebbe fare assaggi ripetuti, ma non lo farò. Non ho la pretesa di aver condotto un assaggio strutturato.
Ecco la mia personale classifica, a partire da quella che mi è sembrata migliore tra le quattro:
- Ichnusa non filtrata
- Beck’s
- Peroni Nastro Azzurro
- Ichnusa metodo lento








