Il mio percorso nel mondo dell’homebrewing è stato piuttosto inusuale rispetto a quello canonico: anziché partire dai kit e avanzare pian piano verso la tecnica allgrain, sono partito dal metodo più complicato per poi semplificarlo cotta dopo cotta. Ho prodotto la prima birra direttamente in all-grain con fly sparge: la famosa cotta di dieci ore da cui nacque la Dark Passenger. Una giornata di lavoro che stroncò me e il povero Simone mettendo duramente alla prova la nostra pazienza, la capacità di concentrazione e anche la nostra amicizia. Dopo diverse cotte, tentai una piccola semplificazione provando il batch sparge che mi lasciò piuttosto soddisfatto. Successivamente, per ragioni di tempo e spazi limitati, sono passato al BIAB, da cui non mi sono più mosso.

Molti ritengono che il BIAB abbia delle limitazioni intrinseche (al di là della minore efficienza) che rendono impossibile produrre birre con lo stesso livello di qualità delle tecniche tradizionali.

Persino Davide Bertinotti, qualche tempo fa, è riapparso sul suo blog con un post in cui racconta la sua (unica, a quanto pare) esperienza con il BIAB con un test comparativo tra BIAB e tecnica tradizionale. Conclude così:

[..] l’approccio [BIAB] non mi ha pienamente convinto: ha elementi positivi ma se lo scopo finale è quello della migliore qualità birraria possibile, questo test mi conferma che il metodo tradizionale è preferibile.

Al di là delle modalità non chiare (e anche discutibili, secondo me) con cui sono stati fatti gli assaggi, l’osservazione finale può anche essere condivisibile. Forse con il BIAB non si riesce a produrre SEMPRE la miglior birra possibile, ma il punto secondo me non è questo.

Se cercate in rete materiale sul BIAB, troverete mille pareri a favore e mille contrari. Potrei citare fonti autorevolissime che affermano tutto e il contrario di tutto. Per farla breve, la contrapposizione tra BIAB e metodo classico, oltre ovviamente alla minore efficienza, si riduce fondamentalmente a due aspetti:

  1. il mash in BIAB è più diluito
  2. con il BIAB si porta in bollitura un mosto più torbido 

Il primo punto non ha mai destato in me particolari preoccupazioni. Sul mash diluito se ne dicono di tutto i colori, ma le osservazioni più sensate riguardano gli enzimi che lavorano in condizioni non ottimali. Vero, sicuramente, ma nella maggior  parte dei casi utilizziamo malti base super modificati con grandissima eccedenza di enzimi, quindi il problema nella pratica non si pone. Non mi è mai capitato di prolungare l’ammostamento oltre la canonica ora, nemmeno quando ho prodotto una berliner weisse con il 40% di fiocchi di frumento non maltato. Questo lo dico per certo: test dello iodio alla mano su oltre 40 cotte in BIAB. Sulla maggiore fermentabilità che si otterrebbe con il BIAB (sempre a causa della diluizione del mash) ho anche delle perplessità. Sul mio impiantino BIAB ho creato due ricette che ho portato poi in birrificio (la Umpa Lumpa Session IPA e la più recente Wallace Strong Scotch Ale): in entrambi i casi, le cotte da 1000 litri fatte in birrificio hanno raggiunto la stessa FG delle mie cotte casalinghe da 10 litri. La temperatura di mash era la stessa a casa e in birrificio. Quindi, anche questo non mi sembra un grande problema.

Il secondo punto (il mosto torbido in bollitura) ha invece sempre destato in me qualche preoccupazione. Chiariamo una cosa: portare un mosto più torbido in bollitura non significa produrre birra torbida. Applicando buone pratiche (bollitura vigorosa, travasi con sifone, winterizzazione nel fermentatore) si producono birre in BIAB limpidissime (anche qui, lo dico per esperienza personale diretta).

Berliner Weisse
Berliner Weisse prodotta in BIAB: nessun problema di limpidezza.

Tuttavia, ogni volta che osservo il mio mosto torbido andare in bollitura, mi viene un po’ di angoscia. È curioso però come online si discuta tantissimo sulla diluizione del mash e quasi per nulla sugli effetti del mosto torbido che arriva in bollitura. Questo perché l’analisi è molto complessa e i risultati non sempre facilmente interpretabili. Cercando in rete però qualcosa si trova, come questo interessantissimo articolo di cui riporto alcuni passaggi secondo me significativi:

An efficient removal of hot trub and cold trub seems to decrease the difference between turbid and clear lautering in long-chain fatty acid concentration without eliminating it completely.

Quindi, sostanzialmente, se si pratica una buona separazione del trub dopo la bollitura, si raggiunge un risultato comparabile (ma non identico) a quello che si otterrebbe partendo da un mosto limpido già all’inizio della bollitura. Il problema fondamentale sono comunque gli acidi grassi che arrivano nel fermentatore quando si porta un mosto torbido in bollitura. Però non sempre l’effetto è negativo:

[…] Significantly faster fermentation than clear worts, and this was also observed for trub rich worts. The reason for this might be that with increased turbidity more fatty acids are introduced to pitching wort which favours the fermentation. However, yeast can synthesize palmitic and oleic acid in the presence of oxygen.

Questi acidi grassi hanno quindi un effetto positivo sulla fermentazione poiché sono essenziali per una sana crescita del lievito. C’è anche da dire che il lievito è in grado di sintetizzarli da solo in presenza di ossigeno (ragion per cui si ossigena il mosto prima di inoculare il lievito). Quindi un po’ di trub fa anche bene alla fermentazione (questo viene detto da tante fonti autorevoli) ma non è che sia necessario. Però, ovviamente, non sono tutte rose e fiori:

Lipids are believed to contribute to beer staling. In connection with turbidity, fatty acids, which are estimated to be the only part of lipids being flavour-active in bottled beer, and particularly, unsaturated long-chain fatty acids, are of importance since they are the only ones reacting with oxygen.

Ecco il vero punto dolente: gli acidi grassi a catena lunga, in presenza di ossigeno, si ossidano e rovinano con il tempo la birra una volta imbottigliata (principalmente producendo aroma di cartone bagnato). Questo sarebbe il problema principale portato dal mosto torbido in bollitura, anche perché, sempre secondo l’articolo in oggetto, questi acidi grassi rimarrebbero in sospensione anche dopo la winterizzazione. Infine, nelle conclusioni si legge:

During the 1970s and through the early 1990s, many authors described the components of increased lauter turbidity, mainly lipids and fatty acids, and to what extent they originate from different lauter techniques. In this context most of the authors pointed out the positive influence of cloudy wort in terms of yeast metabolism and fermentation performance. At the same time, however, the adverse consequences of high lauter turbidity for the final beer quality, particularly for flavour and foam stability, were thoroughly discussed. Since the negative consequences seemed to outweigh, this led to the preference of high wort clarity, and this has been generally accepted among brewers until today.

Sostanzialmente, si dice che gli effetti negativi del mosto torbido (stabilità della birra in termini di flavour e schiuma) superano quelli positivi (salute del lievito durante la fermentazione), quindi nel tempo si è preferito orientarsi su tecniche di produzione che portassero in bollitura il mosto più limpido possibile. Tutto ciò in che termini si applica all’ambito casalingo?

LE MIE CONCLUSIONI

Mi sembra abbastanza evidente che il BIAB non può essere la migliore tecnica di birrificazione in assoluto: su questo siamo tutti d’accordo. Non credo però che si possa affermare che la birra prodotta in BIAB non sia comparabile a quella prodotta con metodo tradizionale. È molto probabile che le birre prodotte in BIAB siano meno stabili nel tempo per via di quanto detto sopra, ma a mio avviso questo è un effetto assolutamente secondario per chi produce birra in casa. Specialmente se si mettono nel bilancio complessivo i grandi vantaggi del BIAB in termini di risparmio di tempo e soldi. Tra l’altro, questo non significa che non si possano invecchiare con successo, quando serve, birre prodotte in BIAB: l’alcol rallenta l’ossidazione, quindi se produciamo per esempio una Strong Scotch Ale da 8% ABV in BIAB  e la invecchiamo, difficilmente otterremo aroma di cartone per ossidazione dei lipidi. Anche questo lo dico basandomi su esperienza personale: ho assaggiato l’altro giorno la mia Strong Scotch Ale prodotta in BIAB e imbottigliata sette mesi fa: il corpo si era un po’ assottigliato e la carbonazione era aumentata un po’ troppo, ma nessuna traccia di cartone bagnato.

Sulla ritenuta da schiuma non ho mai avuto problemi, anzi.

Il BIAB non va demonizzato. È una tecnica estremamente semplice da applicare che consente di fare birra in meno tempo e con attrezzatura ridotta. Questo, nel mio caso, si è tradotto nella possibilità di fare un maggior numero di cotte nell’arco dell’anno. Fare esperienza con un numero maggiore di produzioni è a mio avviso l’aspetto più importante per la crescita di un homebrewer. Mi importa molto più della riuscita di una ricetta piuttosto che della stabilità della birra nei mesi. Non vendo le mie birre, le mando ai concorsi solitamente al momento giusto e, soprattutto, le finisco prima che diventino stale.

Il BIAB resta a mio parere un’ottima tecnica se si cura nei dettagli, ovvero: attenzione al travaso dalla pentola al fermentatore, cura della fermentazione, evitare travasi ripetuti durante la fermentazione (che nella maggior parte dei casi non servono a nulla se non a incamerare ossigeno), abbattimento della temperatura per tre/quattro giorni a fine fermentazione (prima del travaso per imbottigliare).

Sono sempre più convinto che nessuno sarebbe in grado di distinguere una birra fatta bene in BIAB da una fatta bene in all grain classico, quantomeno a un assaggio con le due birre ancora fresche e in buone condizioni. Magari quella prodotta con il metodo classico durerà un paio di mesi più, ma io di solito le finisco prima.

34 COMMENTS

  1. Ottima analisi. Anch’io lo ritengo un buon metodo, l’importante è non adagiarsi mai e migliorarsi sempre. Una volta mi suggerirono di fare una cotta senza sacchetto per il luppolo: nessun miglioramento al gusto e lavoro in più per filtrare.

    • Io non uso mai i sacchetti, in nessun caso (nè in bollitura nè in fermentazione). 🙂 Ma ognuno trova la sua strada.

      • Esatto ed era per confermare quanto scritto: poche esperienze non sono un metodo statistico per valutare il sistema. Restano esperienze da condividere per spingere a provare.

      • Io una volta non ho usato i sacchetti e mi è sembrato che i luppoli si attaccassero ai sedimenti di proteine, rendendo inefficace la loro precipitazione.

  2. Ciao Frank, buon articolo, come al solito basato su ragionamenti pragmatici. Detto ciò ti volevo chiedere una cosa…qual è la ragione della sovracarbonazione che hai trovato nella birra dopo sette mesi? Dato che escludo che la fermentazione non fosse ancora finita prima dell’imbottigliamento o che nella birra ci fosse finito qualche lievito selvaggio, mi incuriosiva sapere cosa può essere accaduto.

    • La birra era finita con un FG abbastanza alta, il che era ragionevole visto il mash alto. Era la prima volta che provavo la ricetta, probabile che con il tempo 1 punto di densità in bottiglia sia stato consumato dal lievito.

    • Non ci vedo nessuna connessione. I tannini in eccesso vengono estratti dai luppoli in bollitura se il ph è troppo alto.

  3. Analisi ineccepibile.
    Anch’io sono acerrimo sostenitore del BIAB e non cambierei nemmeno sotto tortura. Come te prediligo la velocità, la semplicità e l’automazione piuttosto che avere quel 5%di efficienza in piu’ o quei 2 mesi (inutili anche nel mio caso) di conservazione in piu’.
    Sinceramente facessi AllGrain classico non so nemmeno come e quando potrei produrre… in BIAB riesco a ricavarmi spazio le mattine del fine settimana, in 4 ore o poco piu’ faccio tutto, pulizia compresa.
    Io sono straconvinto che chi si lamenta del BIAB e dice che in BIAB non è mai riuscito ad ottenere risultati decenti, quindi è passato a AllGrain classico, spesso (anzi sempre) lo dice perchè quando ha fatto BIAB l’ha fatto “male”. Anch’io ricordo le prime cotte sul fornello da cucina, problemi di ogni tipo, tra sacca, malti ecc… ma ho tenuto forte, sono riuscito ad andare avanti senza scoraggiarmi e ora riesco a produrre birre decenti, sicuramente paragonabili a quelle che avrei fatto in AllGrain.
    IMHO è tutta questione di metodo… come dici tu, distinguere una birra fatta BENE in BIAB e una fatta bene in AG classico è pressochè impossibile.

    Birra torbida? in bottiglia proprio NO!… anch’ìo posso confermarti che, se voglio una birra limpida, la ottengo senza problemi, alzi… l’ultima Saison (nella quale tra l’altro ho preso spunto dalla tua ultima ricetta e ti ringrazio, cambiando qualcosina e che sta ancora fermentando) è sin troppo limpida.

    Poi se mi parli di mosto torbido in bollitura (cosa che tutti rinfacciano sui forum, ma nessuno sa spiegare “perchè” preferisce molto pulito anzichè torbido) allora hai pienamente ragione, arriva un mosto inguardabilmente torbido.

    Ti diro’ di piu’… fino a 3 cotte fa non ho mai fatto whirpool o cose strane per lasciare i residui in pentola… sono sempre semplicemente andato in fermentatore buttando giu’ tutto, addirittura inclinando la pentola per pescare fino all’ultimo centilitro (anche perchè avevo pentola piccola e mi scocciava perderne). Poi ho preso pentola piu’ grande, ho preso una pala da trapano per fare il whirpool e ora finalmente riesco a mandare allo scambiatore un mosto molto “migliore”.
    Differenze sostanziali a livello visivo, olfattivo e gustativo tra prima e dopo? Ho prodotto e riprodotto coi due metodi una American IPA esattamente identica come ricetta, diversa solo per qualche sfumatura a livello di luppolatura. Bhe… non posso dire che le due birre siano IDENTICHE, ma sono molto simili. Non so se sconsiglierei a qualcuno di andare in fermentatore con tutti i residui, data la mia esperienza forse no, non lo sconsiglierei.

    Io comunque, al di la di tutta la ricerca (della quale ti ringrazio) su testi e documenti che spiegano i pro e i contro di questo tipo di mosto, mi baso soprattutto sul risultato e, come detto, se la birra è buona, faccio prima a farla, fatico meno e ho tutto automatizzato… non vedo perchè dovrei cambiare.

    Secondo me il vero grande limite del BIAB è piuttosto la quantità di mosto che esce dalla pentola che si utilizza. In tanti arrivano da me e mi dicono “ho preso un megapentolone da 40 litri, arrivo a tirarli fuori 30-35 litri in fermentatore?” NO… in BIAB il limite è quello e, a meno di non fare diluizioni strane e aggiunte di acqua dopo il mash, con una da 40 fai 23 litri o poco piu’.

  4. io dico la mia.. tanto per parlare. 🙂 faccio birra dal 2003, l’anno in cui mi sono sposato e sono andato finalmente a vivere a casa mia. negli anni ho fatto il percorso di molti hb, estratti, e+g e all grain dove ho iniziato con l’infusione all’inglese in un box frigo con batch sparge per poi passare al fly sparge con 3 pentole. da due anni, complice un trasloco in una casa più piccola sono approdato al biab. la trovo una tecnica fantastica per fare le mie birre con lo spazio limitato che ho a disposizione.
    mi è capitato di parlarne nei forum e di dire che “secondo me” le birre prodotte in biab sono del tutto paragonabili al metodo classico. come risposta mi sono sentito dare dell’illuso. e talvolta anche mandato a quel paese.
    io non partecipo ai concorsi e le birre che produco le bevo in famiglia o con gli amici. non sono un degustatore professionista e non mi importa se la mia birra in biab poteva essere un pelino migliore se fatta in ag classico. A molte persone scoccia ammettere che una tecnica così semplice possa essere alla pari di un’altra in cui le attrezzature (con centinaia di euri spesi) la fanno da padrone. si sentono sminuiti.. vorrebbero magari anche loro passare al biab ma non hanno il coraggio di ammetterlo! 😀 😀 😀
    per quanto mi riguarda, penso che continuerò a fare birra in biab per molto tempo ancora. del resto… le birre che produciamo devono piacere a noi.
    Buona birra a tutti.

    • Sono ovviamente d’accordo con te, Alessandro. Anche io subisco da sempre lo scherno dei “puristi” dei tre tini, che hanno tutta una serie di convinzioni. Indubbiamente il BIAB non è il metodo migliore in assoluto, per diverse ragioni, altrimenti lo utilizzerebbero anche i birrifici. Nulla però che non si possa gestire con intelligenza per produrre comunque birre di buon livello. Come ho scritto nell’articolo, lo svantaggio più importante del BIAB è sulla stabilità delle birre nel tempo. Detto ciò, se uno si organizza per bene e non si mette a produrre ogni volta decine di litri, questa cosa quasi non si nota. Per diversi anni ho organizzato un concorso HB con oltre un centinaio di partecipanti dove spesso si piazzavano ai primi posti homebrewers che facevano birra in BIAB. Come per tutte le cose, con un po’ di intelligenza, conoscenza e pratica di possono raggiungere comunque buoni risultati.

  5. …domanda stupida,ma vorrei inziare anche io con il sistemama BIAB dopo essermi documentato credo che sia per il momento la migliore soluzione per me….in genere sono orientati sui canonici 23 litri di birra…perciò opterei per una pentola da 35 litri….che ne pensi??

    • È troppo piccola. Io per fare 15 litri ne uso una da 33L. Rischi di riempire troppo già con OG di 1.040. Prendila da 50L.

      • Domanda forse sciocca…ma se io ho una pentola da 30l, volessi fare biab e portare in bollitura 10L, poi rabbocco fino a 23L nel fermentatore ?
        Perché in e+g faccio così.
        Partirei con i kit AG in vendita sui vari siti

        • Puoi aggiungere in bollitura o direttamente nel fermentatore l’acqua che in un tre tini useresti per lo sparge, certo. Devi fare attenzione però a modificare il pH (portandolo intorno a 5) e a fare bene i calcoli di estrazione degli IBU durante la bollitura.

  6. Ciao Frank, qual è la giusta proporzione in BIAB tra litri di acqua in pentola e kg di grani? Ho una pentola da 70 litri quindi non ho problemi di capienza ma sento tantissimi pareri discordanti sulla quantità iniziale di acqua da mettere in pentola. Considera che l’efficienza sia del 65%. Grazie anticipatamente per le risposte

    • Ciao Aessandro, la giusta proporzione non esiste. Esiste un punto di equilibrio che ti permette di massimizzare i litri prodotti e l’efficienza. Io di solito sono tra i 4 e i 4,5. Il calcolo comunque lo puoi fare partendo dai litri nel fermentatore e ipotizzando una certa efficienza che poi andrai a verificare a cotta finita tarando eventualmente i vari parametri. Trovi maggiori informazioni sul tema qui:

      http://brewingbad.com/2017/09/biab-ancora-su-efficienza-e-volumi/

  7. bell’articolo..concordo su tutto, anche io sono un biabista convinto, e forse senza biab non avrei mai iniziato, per via della spesa e dello spazio.. ora invece faccio dell’ottima birra ( a detta mia e di chi l’ha bevuta 😉 ), e comunque su quello che ritieni punto dolende, mi sento di dissentire, almeno in parte.. cerco di tenere di proposito delle birre ad “invecchiare” mi piace vedere come cambiano..e spesso fino all’anno di vita continuano a migliorare..
    ps. la mia efficenza è quasi sempre sul 75%

  8. Ciao Frank, faccio cotte in BIAB da 23 litri, ho notato che per raffreddare il mosto utilizzo molta acqua che comunque visto che c’è la riciclo, il problema e che dove vivo io l’acqua non riesce a raffreddare il mosto a 20 gradi, arrivo al massimo a 26 gradi. Se volessi far raffreddare il mosto senza acqua chiuso in pentola con coperchio magari spostando il tutto in un luogo fresco? Travaserei il mosto il giorno dopo nel fermentatore a temperatura raggiunta per inoculo lievito, so che si raffredda per far precipitare le proteine. Tu cosa ne pensi? Non vorrei utilizzare contenitori con ghiaccio e cose simili.

    Grazie
    Roberto

    • Io non lo farei, ma c’è chi lo fa con successo. Il rischio – basso – è che nel frattempo inizino a lavorare eventuali agenti contaminanti eventualmente rientrati nel mosto durante le operazioni di primo raffreddamento (perché comunque p meglio raffreddare almeno fino a 60-50°C per evitare che si formi DMS che poi non evapora). Però puoi provare.

      Ovviamente immagino che tu non abbia un frigo, parché altrimento puoi mettere in frigo a 26°C e inoculare appena il mosto si raffredda alla giusta temperatura.

      • Mi definite il tempo massimo per raffreddare e portare il mosto a 20º? Ieri per esempio ci avrò messo 2 ore per raffreddare

        • Non esiste un tempo massimo per il raffreddamento, pensa che c’è chi lascia raffreddare tutta la notte senza nessun intervento. Ogni approccio ha i suoi pro e i suoi contro. Più il raffreddamento è lento, maggiori sono i rischi di contaminazione (durante il raffreddamento batteri e lieviti selvaggi possono iniziare a moltiplicarsi), minore è la coagulazione di proteine. Detto ciò, non sempre questi effetti sono evidenti, può andare bene come male. Rimane il fatto che raffreddare 20 litri in meno di 30-40 minuti rimane l’approccio ideale, senza escludere che con altri approcci e un po’ di attenzione (e a volte un po’ di fortuna) si possano produrre comunque buone birre.

          • Ecco. Finalmente un tempo su cui orientarmi. La serpentina è piccola ma ho deciso che ormai farò pochi litri con il mio mini impianto biab. Ho anche uno scambiatore a piastre usato fino a poco tempo fa ma reputo che anche quello sia implicato nelle infezioni delle mie ultime cotte. Rimane sempre difficile da pulire e sanitizzare

  9. Grazie per avermi risposto Frank, no per ora non ho un frigo, sarà il prossimo acquisto.
    Ti ho scritto perché ieri ho fatto una cotta ma il mosto oltre i 26 gradi non scendeva e non mi sono fidato ad inoculare il lievito. Ho portato il fermentatore in uno scantinato con temperatura media di 20 gradi e oggi come rientro a casa inoculo il lievito. Speriamo bene….

    Grazie

  10. Ottimo articolo come sempre illuminante, Franck.
    Ieri ho voluto sperimentare il no sparge secondo i tuoi dettami. Prima lo facevo sempre. Ho messo però meno litri iniziali in pentola rispetto a quelli previsti: 22 contro i 28 della ricetta. Alla fine ho ottenuto la stessa OG prevista dalla ricetta. Ovvio che invece di 23 litri nel fermentatore ce ne sono finiti 16. Saranno meno litri in quantità ma spero di aver ottenuto un prodotto di qualità. Quando dici “…ovvero: attenzione al travaso dalla pentola al fermentatore, cura della fermentazione, evitare travasi ripetuti durante la fermentazione (che nella maggior parte dei casi non servono a nulla se non a incamerare ossigeno), abbattimento della temperatura per tre/quattro giorni a fine fermentazione (prima del travaso per imbottigliare)….”
    cosa intendi attenzione al travaso? E per cura della fermentazione? 1- ho splashato nel fermentatore, ho finito di raffreddare con la serpentina nel fermentatore perché la temperatura non scendeva sotto i 25º, poi ulteriore ossigenazione con minipimer e infine inoculato lievito non reidratato a 20º .
    Purtroppo non ho modo di winterizzare quindi imbottiglierò un prodotto più torbido. Fa niente. Non mi interessa l’aspetto estetico tanto poi ho brassato una stout quindi non si dovrebbe notare più di tanto.
    Un ultima cosa ho gettato anche i luppoli senza sacchetto per la prima volta ma avevo timore che si attaccassero alla pentola in fase di bollitura invece no.
    Grazie ancora Franck per i tuoi articoli!

    • Con “attenzione al travaso” credo intendessi di fare attenzione a non portare dietro troppo trub (fondo della pentola). Con cura della fermentazione intendo tutto quello che ha a che fare con una buona fermentazione: temperature, tasso di inoculo, evitare di travasare e portare la birra a contatto con l’ossigeno, corretta sanitizzazione, etc…

      • Grazie come sempre per le tue risposte. Ma che ne pensi invece del mio “esperimento” di ridurre i litri iniziali in pentola pur di avere l’OG prevista e di conseguenza un mash non troppo diluito?

  11. Quando trovo qualcuno sulla mia strada super esperto che demonizza il metodo BIAB la prima domanda che gli faccio è: quante cotte all grain hai alle spalle? E già qui il plotone di critici inizia a vacillare. La domanda che è il colpo di grazia è: visto che ne parli in maniera così definitiva a certa, hai provato a prenderti la briga come ho fatto io di birrificare due giorni consecutivi per comparare i due sistemi? E qui si finisce a cambiare discorso (perché sono gentile e non mi va di infierire) Ma anche io confermo: ho provato sulla mia pelle. Stessa ricetta, stessi grani, stessi step, stessi parametri, stessi litri finali in bollitura con sistema classico e poi ripetuto tutto in BIAB il giorno dopo per evitare che all’assaggio avessero tempi di maturazione diversi, birre bevute e stappate contemporaneamente 1 mese dopo alla stessa temperatura e nello stesso bicchiere con due bottiglie scure e indistinguibili tra loro mischiate da un mio amico e io le ho assaggiate a occhi chiusi = me le sono seccate entrambe con grande gusto senza poter notare la differenza nè alla vista, ne all’olfatto nè al gusto. E io sono abbastanza sensibile sia ai sapori che agli aromi. Con ciò non dico che se un super assaggiatore professional le dovesse assaggiare MAGARI non noterebbe la differenza, ma a me che mi frega?!! Me le devo bere io, mica lui! … ma magari se durano troppo invecchiano male…….. peccato che io me le sarò già seccate e starò birrificando di nuovo facendomi molte meno pare e birrificando il doppio! Grazia ancora per l’articolo, ciao Frank! 😉

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